venerdì 7 luglio 2017

Chiusura dei “nasoni”: un'iniziativa cinica e inutile



I dati che stanno circolando sui media in questi giorni (diminuzione della disponibilità d'acqua, crollo delle precipitazioni e delle portate di fiumi e sorgenti, aumento delle temperature medie, diminuzione del livello dei laghi) fanno emergere in tutta la sua drammaticità l'acuirsi di una crisi idrica che, anche nella città di Roma, viene da lontano.

Una crisi che è il risultato del matrimonio tra il ciclo dell’acqua e il ciclo economico, dovuta ad una scarsità “man-made”, cioè prodotta dall'uomo. Per cui all'emergenza climatica globale si somma una decennale mancanza di pianificazione e investimenti infrastrutturali legata alla politica monopolistica e privatistica di ACEA che sottomette l'acqua alle regole del mercato, del profitto e della concorrenza.

Purtroppo il dibattito che si è sviluppato si basa su dati che non rispettano la realtà dei fatti e si serve dell'emergenza idrica come alibi per giustificare iniziative che risultano inappropriate, inefficaci e perfino ciniche.

In questo senso appare assurdo individuare una possibile soluzione nella chiusura dei “nasoni”.

Innanzitutto va denunciato come l'imposizione di una scelta del genere provochi drammatiche e preoccupanti conseguenze per le fasce più deboli della popolazione, a partire dai senza fissa dimora per i quali i “nasoni” costituiscono l'unica fonte di acqua necessaria alla sopravvivenza configurando così una lesione del diritto umano universale all'accesso all'acqua. Inoltre, i “nasoni” sono fonte di approvvigionamento per decine di migliaia di persone che, in alternativa, sarebbero costrette ad acquistare acqua in bottiglia aggravando l'impatto ambientale derivante dalla plastica da smaltire. In ultimo, come non tenere conto che le fontanelle romane sono spesso le uniche fonti di approvvigionamento per molte attività economiche, ad esempio per i mercati rionali.
Da questo punto di vista considerare questi come effetti collaterali ineluttabili ci dimostra il cinismo con cui si assumono alcune decisioni in città.

Ma in questa vicenda diverse altre cose non tornano. Per cui ci preme segnalare alcuni fatti e dati utili a comprendere di cosa si parla.

*L'approvvigionamento idrico della città di Roma è, sostanzialmente, garantito da 5 sistemi acquedottistici per un totale di 21,1 mc/s (metri cubi al secondo) di media, con possibilità di arrivare fino ad un massimo di 24/25 mc/s:
Peschiera-Le Capore: portata media pari a 13,5 mc/s, rispettivamente 9 mc/s per il Peschiera e 4,5 mc/s per Le Capore;
Acqua Marcia: portata media pari a 4,5 mc/s;
Nuovo Acquedotto di Bracciano - NAB: portata media pari a 1,1 mc/s;
Acquedotto Vergine: portata media pari a 0.4 mc/s;
Acquedotto Appio-Alessandrino: portata media pari a 1,6 mc/s.
(dati Acea Ato 2 S.p.A. del 23/5/2017, il documento è scaricabile al seguente link.).

Il 26 giugno si è riunito l'Osservatorio Permanente Usi Idrici del Distretto Appennino Centrale a cui partecipano: Ministero dell’Ambiente, l’Autorità di Distretto, le Regioni interessate, il dipartimento della Protezione Civile, gli Enti d’ambito del servizio idrico integrato, i gestori (tra cui Acea Ato 2 e Acqua Latina), l’ANBI (Associazione Nazionale Consorzi di gestione e tutela del territorio e acque irrigue) e Assoelettrica (Associazione Nazionale delle Imprese Elettriche).
Questo è il comunicato diffuso al termine della riunione in cui in estrema sintesi:

- si è deciso di ridurre a 1.300 l/s il prelievo di Acea Ato 2 dal lago di Bracciano, invece dei 1600-1800 programmati per giugno e luglio;
- si è approvata la decisione della Regione Lazio di aumentare il prelievo dal Pertuso (acquedotto Simbrivio che approvvigiona soprattutto la zona dei Castelli) a 190 l/s;
- si è deciso di implementare la ricerca delle perdite su Roma;
- si è discussa della misura già in atto, ovvero la sostituzione di cinquanta chilometri di condutture a Roma;
- si è discusso della possibile chiusura dei nasoni a Roma (misura caldeggiata dal Ministro Galletti);
- si è “ricordata” alla Regione Lazio l’urgente necessità di provvedere all’esercizio dei poteri sostitutivi nei riguardi di quei Comuni che ancora non hanno trasferito gli impianti al gestore unico.

Il 29 Giugno il Presidente di Acea Ato 2 S.p.A. Saccani ha inviato una lettera alla Sindaca Raggi con cui ha comunicato “l’intenzione di attuare a decorrere dalla prossima settimana la chiusura temporanea e graduale di parte delle circa 2.800 fontanelle pubbliche” su Roma.
Obiettivi dichiarati:
- ottenere “una drastica riduzione delle portate erogate”, pur lasciando aperte quelle dove si effettuano prelievi per la potabilità;
- contenere il più possibile il prelievo dal lago di Bracciano.
Saccani si dice consapevole dei disagi che tale iniziativa può provocare, ma confida nella comprensione della Sindaca e in quella dei cittadini romani.

Ora, viste le drammatiche e preoccupanti conseguenze derivanti dalla chiusura dei nasoni in periodo estivo (rischio emergenza sanitaria, lesione del diritto umano universale all'accesso all'acqua) quali sarebbero i mirabolanti vantaggi che giustificano tale iniziativa?

I nasoni censiti su Roma sono circa 2.800 ed erogano in media circa 196 l/s di acqua (ossia 0,19 mc/s), ogni singolo "nasone" circa 0,07 l/s.

Se si chiudono gran parte dei nasoni, ovvero orientativamente 2.700:
- potenzialmente si riduce l'erogazione dello 0,9 % rispetto alla quantità d'acqua totale che arriva a Roma ogni secondo (21,1 mc/s). Quindi è evidente che non si ottiene “una drastica riduzione delle portate erogate”.
- “in teoria” si potrebbe ridurre il prelievo dal lago di Bracciano di circa il 14%. Quindi ben al di sotto del 20% dato che attualmente si indica come necessario per limitare la crisi del lago.

A questo punto la domanda sorge spontanea:
perché non si è presa in considerazione l'istallazione di rubinetti sui circa 2.800 “nasoni” presenti a Roma?
In fondo si tratterebbe di un investimento di poche migliaia di euro rispetto agli utili di decine di milioni di euro che annualmente produce Acea Ato 2 S.p.A. (circa 70 mln di € nel 2015) che per la quasi totalità (circa 90 %) non è reinvestito ma è prelevato come dividendo dalla casa madre Acea S.p.A..

In tale scelta si può parlare di complicità dell'Amministrazione perchè fino ad oggi non si è levata una sola voce critica, ne dalla Giunta o tanto meno dalla maggioranza a 5 Stelle.
Formalmente è vero che la decisione spetta al gestore, ma è possibile che l'Amministrazione comunale, essendo il socio più importante dell'azienda, subisca passivamente una scelta con implicazioni etiche, materiali e perfino simboliche tanto grandi senza eccepire alcunchè o fare un approfondimento per verificarne la reale efficacia?
Figuriamoci cosa potrà accadere quando Roma Capitale venderà le proprie quote (3,5%) di Acea Ato 2 S.p.A., e controllerà l'azienda solo indirettamente per tramite della casa madre Acea S.p.A., così come dichiarato pubblicamente a mezzo stampa dall'ingegner Paolo Simioni, coordinatore del gruppo di lavoro sulle società partecipate presso l'omonimo assessorato guidato da Colomban.

Evidentemente la chiusura dei “nasoni” ha permesso di dare un segnale forte, prettamente mediatico: piglio deciso e pugno duro contro gli sprechi anche se si lede un diritto universale!
Se questo è il nuovo corso di Acea c'è da rabbrividire.

Inoltre, sempre in questi giorni si sta facendo circolare il seguente dato: risparmio di 0,5 mc/s a seguito degli interventi sulle reti effettuati negli ultimi 45/60 giorni.
Ammettendo che le perdite a Roma sono di circa il 40 %, tale risparmio corrisponde a circa il 2,4 % di riduzione delle perdite. Se fosse vero, sarebbe un vero e proprio record di efficienza che in un anno porterebbe Roma al pari di altre città del nord Italia.
In realtà questo dato è una stima dei benefici che si potranno avere solo ed esclusivamente al termine di una serie di interventi programmati e attualmente in corso così come indicato dai dati Acea Ato 2 S.p.A. del 23/5/2017.
Per cui si distorce la realtà dei fatti sostenendo che già in questo momento si risparmiano 0,5 mc/s.

In sostanza ancora una volta si strumentalizza l'emergenza per altri fini che poco hanno a che vedere con la tutela del bene acqua e dei diritti della collettività.


Coordinamento Romano Acqua Pubblica

Note: Delle preoccupanti azioni intraprese per superare l'emergenza idrica nel Lazio, della legge regionale 5/2014 licenziata dal Consiglio regionale con voto unanime, che ha ad oggetto la “tutela, governo e gestione pubblica delle acque”, ne parleremo all'assemblea pubblica: 


Mercoledì 12 Luglio 2017, ore 16.00 presso la Sede del Consiglio Regionale del Lazio, Via della Pisana, 1301

martedì 13 giugno 2017

Il 3 per cento



Anno domini 2015, a Roma comannava marino
Che nun era la vittoria del vino
Ma un sindaco d'a capitale del democratico partito
Che poi i suoi stessi sodali hanno ghigliottinato e poi e' sparito.

Nsomma quer sindaco poco duraturo s'era fatto n'idea
De venne i beni della città, acqua compresa, 
che amici de altri lidi chiamano na "cosa muy fea".

Ma di fronte a sta notizia noi s'arzamo in piedi e je strillamo
"A bello, sarai pure medico, ma d'a natura umana tu te ne freghi"
Per questo aripijamo le nostre 4 cianfrusaje e s'organizzamo
C'è stato il referendum, amo votato, nun te famo passa' manco si preghi.

Com'è, come nun e', marino l'amo fermato,
Che poi del resto pure alemanno c'aveva provato,
C'hanno na fissa o n'interesse, forse Caltagirone se l'e' comprati
Nun je interessa che mijoni hanno votato, l'acqua e i servizi devono da esse privatizzati.

Mo in tutta sta storia c'era na regazzetta, che stava all'opposizione,
E s'era schierata senza esitazione.
L'acqua e' di tutti, l'acqua nun se tocca
Me potessi cieca', la difenderemo con la lotta.

Sta pischelletta un poco in sordina, ha fatto carriera e s'è candidata,
Da oppositrice ha detto: "so pronta" e un po a casaccio e' stata votata.
Sta giovinetta se chiama Virginia, comanna da un anno ed e' 5 stelle, 
Di lei i suoi amici dicheno che e' na sindaca ribelle.

E questa c'ha fatto p'ave' sto appellativo? Volemo vede'?
Perché qua molti parlano come se c'avessimo el che!
Zitta zitta, st'amica del popolo e' entrata a palazzo,
E ha iniziato a mette le mani e nel giro de poco s'è capito l'andazzo.

Per primo ha scelto il consigliori, il signor marra
Che faceva impicci a destra e sinistra ed e' finito alla sbarra.
Poi ha detto, lo stadio che se magna terra e natura,
Avevo detto che nu se faceva, ma mo c'ho ripensato, nun e' più na fregatura.
Poi pijamo sta città che c'ha bisogno di decoro e de na pulitina,
Promuovo di maggio e caccio i migranti, finalmente un po de ordine e disciplina.
Poi ste associazioni e centri sociali pieni di sogni e belle speranze
A voi ve caccio e v'accollo i buffi delle casse comunali, senza senti lagnanze.
Poi faccio un deserto in città e metto a bando servizi, diritti e partecipazione,
tanto che me frega si ce perdono lavoratori e cittadini, e' colpa della vecchia amministrazione.
E poi mo basta, arriva l'estate e me so stancata,
Anzi no, un ultimo sforzo, me so ricordata, pure l'acqua va privatizzata!

Ma come virgì, t'eri sgolata contro marino e la sua fanfara
E mo presenti la stessa mozione para para?
Proprio la stessa che tu avevi osteggiato
Mo sei tu che venni l'acqua, t'avemo beccato!

La fissa nun passa, la fame e' vorace, 
i sordi so sordi e vorreste che co st'idea ce famo pace!
Ma allora dormivi, t'eri distratta durante le lezioni,
Noi ridemo e scherzamo, forse semo un po stanchi, ma mica cojoni!
Te lo dimo co le bone e na carezza e si ce tieni co le cattive e cor tacco
Da qui nun se movemo e annamo all'attacco.

Te lo ridimo na vorta pe tutte
Noi semo cocciuti, determinati più di un mulo,
Virgì, cambia idea, si no il calcio te lo damo ar culo!
De acqua semo fatti e pe questo e' de tutti,
E' fondamentale e uno dei nostri primi diritti.
Virgì, prendi n'appunto e nun te lo scordà:
l'acqua nun se vende, l'acqua se difende e te lo stamo a grida'!

Chiedilo ai Muri


Chiedilo ai muri del Rialto S.Ambrogio cos'è che è stato buttato fuori da lì.

Chiedilo a quei muri, gelati d'inverno e bollenti d'estate.

Chiedi quante decine di migliaia di persone in questi 15 anni sono salite per quelle scale pesanti

Chiedi quanti canti di lotta e quante parole sono rimbalzati tra di loro

Chiedi quante centinaia di ore di riunioni hanno ospitato.

Chiedigli quanta gente strana e diversa hanno visto, che aveva in comune poco e niente, ma una cosa certa: la voglia di lottare per i beni comuni e contro ogni speculazione.

Chiedigli quante discussioni, quante paure, quanto coraggio è passato di lì.

Chiedilo ai manifesti appesi: dai primi fatti in casa per la legge di iniziativa popolare per l'acqua bene comune nel 2005, a quelli, sempre fatti in casa, che nel 2011 hanno ricoperto le strade di tutta Italia, a quelli salvati dall'ottusità di qualche divisa, in una delle mille iniziative fatte in questi anni.

Chiedigli dell'eccitazione incontenibile di quel 12-13 giugno 2011, quando anche i muri hanno capito che stavamo vincendo contro i poteri forti: 27 milioni di sì per l'acqua bene comune.

Chiedigli della rabbia che hanno assorbito per quella volontà popolare calpestata, e della determinazione che sempre è rinata per continuare a lottare.

Chiedigli quanto si sono sentiti soli dopo il 16 febbraio 2017, quando una giunta miope ha messo delle catene oscene sul portone

Chiedigli del rumore del frullino che quelle catene le ha spezzate dopo due settimane

Chiedigli delle parole farfugliate da un Assessore troppo piccolo e con troppo potere.

Chiedigli cosa pensano adesso, di nuovo soli, di nuovo muti, ma con ricordi talmente intensi da farli vibrare.

Chiedigli quanta roba c'è dietro a qualcosa che è molto più di uno slogan: “Acqua Bene Comune”: oltre 10 anni di lotte, e tanti ancora davanti perchè nessuno sgombero ci può fermare!

Chiedilo ai muri del Rialto Virgì... ma in effetti... che vòi capì... lassa perde và!

mercoledì 7 giugno 2017

18 Giugno: Salviamo le nostre sorgenti fonte di vita e democrazia


In gita alle principali sorgenti dell'Aniene - Riprendiamoci l’acqua pubblica
Il fronte dei privatizzatori cerca di aggirare lo stop imposto dal Referendum del 2011. Le sorgenti, da sempre nel mirino degli speculatori, rischiano così di essere accentrate nelle mani di poche grandi multinazionali.

Uno dei territori simbolo dello sfruttamento indiscriminato dell’Acqua è la Valle dell’Aniene.
Facciamo appello per costruire insieme dal basso il 18 giugno una giornata d’impegno e condivisione che ci porti a scoprire e riappropriarci dei luoghi che affaristi senza scrupoli bramano di sottrarre definitivamente al principio dei beni comuni:
  • Trevi nel Lazio, dove nasce l’Aniene e con le sorgenti del Pertuso dà il maggior apporto al sistema acquedottistico del Simbrivio, 
  • Agosta, che subì l’assedio dell’esercito per difendere le sorgenti dell’Acqua Marcia; 
Per ribadire che l’ACQUA PUBBLICA non si tocca.

martedì 9 maggio 2017

La Giunta Raggi sgombera di nuovo il Rialto




Oggi 9 maggio 2017 l’Amministrazione comunale di Roma ha di nuovo sgomberato il Rialto.

Infatti, questa mattina operanti del commissariato Trevi Campo Marzio, Vigili Urbani e Dirigenti del Dipartimento Patrimonio e dell’Assessorato alla Cultura hanno ripreso possesso dell’intera struttura.

Appare chiaro che, nonostante le dichiarazioni di rito, la Giunta Raggi intende con forza far cessare le esperienze di questo luogo di partecipazione democratica e di cultura indipendente.

La cosa assume contorni foschi e gravi in quanto questa ennesima azione di forza avviene a tre giorni dalla manifestazione #RomaNonSivende promossa da realtà sociali cittadine che ha invaso con oltre diecimila persone le strade di Roma.

Oggi non ci sono più scuse che tengono:

Non la Corte dei Conti che ha chiarito tramite sentenza la giustezza delle assegnazioni del patrimonio indisponibile del Comune di Roma alle realtà sociali;

Non il prevalere delle burocrazie che al contrario si muovono solo su input della politica;

Non la possibilità di addivenire ad una soluzione in quanto da tempo definita dal Consiglio comunale e mai attuata;

Non la Procura della Repubblica che dissequestra e riconsegna il bene al Comune su istanza di quest’ultimo;

La responsabilità è tutta politica della giunta Raggi, del suo Sindaco e degli Assessori coinvolti, Mazzillo e Bergamo.

Infine, consideriamo vergognoso e da vecchie pratiche di una politica che non poteva altro che portare a Mafia Capitale, vedere sul sito del Comune un bando di assegnazione per associazioni che si occupano guarda caso di acqua e beni comuni pubblicato proprio il giorno prima di questo nuovo sgombero.

Questo palazzone ha resistito all'abbandono solo grazie alla realtà che da decenni vi svolgono le proprie attività: dalla musica popolare, al teatro indipendente, alle battaglie per l'acqua pubblica. Già, proprio la “prima stella” della Giunta capitolina, sulla quale già la Giunta stessa ha dimostrato di brillare ben poco.

Ma la ricchezza di questo spazio e le connessione che si sono create in questi anni con tante altre realtà cittadine non si fermeranno davanti a una catena e nemmeno davanti a un muro.

Diamo appuntamento a tutte e tutti alle 14.00 in Campidoglio per partecipare al Consiglio comunale che discuterà proprio del tema dell’utilizzo del patrimonio pubblico.

Roma, 9 Maggio 2017.


#Rialtoliberato

martedì 4 aprile 2017

Fontane e statue parlanti per l'Acqua pubblica. Verso il 2° Consiglio popolare dell'Acqua e della Democrazia

Fontane e statue parlanti per l'Acqua pubblica


 2° Consiglio popolare dell'Acqua e della Democrazia
ROMA, 8 APRILE 2017 ORE 10.30-14.00
Campidoglio, Sala della Protomoteca



Sabato 8 Aprile dalle 10.30 alle 14.00 (qui l'evento facebook), presso la Sala della Protomoteca in Campidoglio, si svolgerà il secondo Consiglio Popolare dell'Acqua e della Democrazia, un momento assembleare di confronto tra comitati per l'acqua, realtà sociali e amministratori sul futuro di ACEA.

ACEA, infatti, è una delle protagoniste del grande “risiko” dei servizi pubblici locali, avendo perso da tempo la sua dimensione di azienda locale a servizio della città di Roma per assurgere al ruolo di multiutility di rilevanza internazionale che opera esattamente con le stesse avide logiche mercatiste e finanziarie proprie di qualsiasi società privata.

Una strategia che ACEA sta perseguendo con l'obiettivo di rafforzare la propria influenza su tutte le sue partecipate del Centro-Sud Italia, rendendosi responsabile di migliaia di distacchi idrici e di veri processi di "colonizzazione", anche attraverso la piattaforma di gestione accentrata delle funzioni aziendali cosiddetta ACEA 2.0.

Dinanzi a tutto ciò intendiamo avviare un confronto con l’Amministrazione Capitolina, invitando ad intervenire la Sindaca Raggi, e con altri Amministratori Locali dei territori soggetti ad ACEA per bloccare questo nefasto progetto imprimendo un cambio di rotta deciso alle politiche aziendali al fine di restituire un ruolo centrale agli stessi Enti Locali, a partire dalla città di Roma.

Il cambio di passo non può che passare attraverso: la sostituzione dei vertici di ACEA S.p.A., la moratoria dei processi di fusione e di nuove acquisizioni, lo STOP alla piattaforma ACEA 2.0, la ripubblicizzazione immediata di ACEA ATO 2 S.p.A., la dismissione da parte di ACEA di tutte le partecipazioni esterne, il disimpegno di ACEA sul fronte dell'incenerimento dei rifiuti e nel settore dell'energia.

Ci teniamo anche a sottolineare che i nomi dei candidati dal Comune di Roma alla sostituzione dei ruoli apicali di ACEA, apparsi in questi giorni su diversi quotidiani, non segnalano alcuna discontinuità e alterità rispetto ai progetti di privatizzazione e finanziarizzazione dell'acqua.

Per questo invitiamo a partecipare dalle ore 10.00 al "risiko dell'acqua" in Piazza del Campidoglio. Attraverso il gioco cercheremo di illustrare le dinamiche di colonizzazione messe in campo da ACEA nel Centro-Sud Italia.

AI Consiglio Popolare dell'Acqua e della Democrazia interverranno: 

rappresentanti della Rete Civica ATO 3 Campania, del Comitato Provinciale Acqua Pubblica Frosinone, del Coordinamento Romano Acqua Pubblica, della Rete per la Tutela della Valle del Sacco – RETUVASA, di USB Publiacqua, di Decide Roma, del Coordinamento Regionale Acqua Pubblica Lazio, del Comitato Acqua Bene Comune Valle dell’Aniene, del Comitato Viterbese "Non ce la beviamo”, dei Comitati dell'ATO 4 Latina, dei Comitati per l'Acqua Pubblica Roma Nord, del Comitato Acqua Pubblica di Rieti, del Forum Italiano dei Movimenti per l'Acqua, del Comitato No Inceneritore di Terni, Amministratori Locali dell'ATO 4 Latina, dell'ATO 1 Viterbo, dell'ATO 5 Frosinone, dell'ATO 2 Romarappresentante della Rete dei Comuni dell’ATO 3 Campania per la gestione pubblica del servizio idrico, rappresentanti di Roma Capitale, Mauro Meggiolaro (Merian Research) presenterà lo studio di ripubblicizzazione di ACEA ATO 2 S.p.A.

Roma, 4 Aprile 2017.

Rete Civica ATO 3 Campania, Comitato Provinciale Acqua Pubblica Frosinone, Coordinamento Romano Acqua Pubblica, Rete per la Tutela della Valle del Sacco – RETUVASA, USB Publiacqua, Decide Roma, Coordinamento Regionale Acqua Pubblica Lazio, Comitato Acqua Bene Comune Valle dell’Aniene, Forum Italiano dei Movimenti per l'Acqua


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giovedì 30 marzo 2017

l'Acqua pubblica a fianco degli antifascisti colpiti da misure restrittive



Il 21 maggio 2016 anche il Coordinamento Romano Acqua Pubblica era in piazza dell'Esquilino per dire #CasaPoundNotWelcome, dopo aver partecipato alle iniziative precedenti per chiedere alle istituzioni "democratiche" di non autorizzare una manifestazione intrisa di apologia del fascismo e di odio. 

Una manifestazione che invece fu autorizzata, dietro la retorica di una "libertà di opinione" sempre più a senso unico. 

Per questo il 21 maggio eravamo al presidio antifascista di Piazza dell'Esquilino, una piazza militarizzata e carica di tensione, nella quale abbiamo voluto ricordare che non sono i "confini nazionali" che dobbiamo difendere, ma i nostri diritti, minacciati da piccoli e grandi imprenditori, dai teorici delle privatizzazioni e da vecchi e nuovi fascisti. 

Diritti minacciati come, a quanto pare, il diritto di manifestare. Questo ci dicono le assurde misure restrittive arrivate oggi, a quasi un anno di distanza, a decine di persone che quel giorno erano in piazza dell'Esquilino. 

Il Forum dei Movimenti per l'Acqua ha sempre condotto le proprie campagne per i diritto all'acqua affondando le radici nella nostra Costituzione, oltre la retorica della sua difesa, ma cercando di praticare delle alternative. 

Le misure restrittive di oggi offendono i principi in cui crediamo e ledono la libertà personale di decine di cittadini con i quali in questi anni abbiamo intrecciato strade e battaglie, ai quali va la nostra solidarietà e il nostro abbraccio.

L'acqua c'era il 21 maggio e continuerà ad esserci contro ogni prepotenza fascista o criptofascista. 

Come abbiamo avuto occasione di scrivere recentemente: acqua e olio di ricino, si sa, non possono mischiarsi!

#Mai un passo indietro
Tutt* liber*

martedì 20 dicembre 2016

Acqua, servizi e patrimonio pubblico: il coRAGGIo di scegliere da che parte stare



Nei giorni scorsi, prima che questa nuova bufera si abbattesse sulla Giunta Raggi, il Forum Italiano dei Movimenti per l'Acqua, insieme alla Rete DecideRoma e alle realtà che hanno aderito alla "Piattaforma Acea", ha lanciato la campagna "Il coRAGGIo di cambiare?" per incalzare la Giunta a prendere una posizione chiara su una serie di temi: dai servizi pubblici all'accoglienza, dalle esternalizzazioni alla gestione del patrimonio pubblico. 

Tra questi l'acqua, prima stella del M5S, attualmente completamente nelle mani di Acea e del suo "renziano" amministratore delegato: Alberto Irace

E proprio nell'ambito della campagna su Acea si è svolto l'incontro la Giunta Raggi martedì scorso, nelle persone dell'Ass.re Colomban e del capo (ormai ex) della segreteria della Sindaca, Romeo, alla presenza di diversi consiglieri comunali e di alcuni parlamentari del M5S. Un incontro volto a chiedere il rispetto dei referendum 2011 e l'avvio della ripubblicizzazione dell'azienda che gestisce l'acqua dei romani, ormai diventata una multinazionale quotata in borsa lanciata alla conquista dell'acqua del Centro Italia, come dimostrano le ultime acquisizioni nel Lazio, Umbria e Toscana. E non sempre con il consenso dei sindaci, anzi, spesso in aperto contrasto, come avviene in provincia di Frosinone dove è stata votata la risoluzione del contratto con Acea Ato 5 S.p.A.. E' stato, inoltre, denunciato il progetto di accentramento di alcuni funzioni aziendali che si stanno progressivamente sottraendo alle società di gestione territoriali attraverso il progetto di digitalizzazione ACEA 2.0, processo che si configura come un cavallo di Troia per impedire, a scadenza delle concessioni, il ritorno in capo ai Comuni della gestione del servizio idrico.
Un'autonomia ribadita e rivendicata dallo stesso Irace e dalla Presidente C. Tomasetti,intervenuti alla riunione, che hanno definito inopportune e sgradite ai mercati eventuali ingerenze da parte della Giunta nella gestione dell'azienda.
Ingerenze che, peraltro, finora sono state nulle, nonostante la guerra ai vertici di Acea promessa da Raggi in campagna elettorale (vedi video). 

Proprio questo chiedono, invece, i comitati che il "comune" riprenda la capacità di decidere e che lo faccia aprendo i processi decisionali a quelle realtà che da anni si battono per i beni comuni.

Per fare questo occorre immediatamente bloccare le nuove acquisizioni, passando immediatamente per un cambio dei vertici aziendali, che, evidentemente, non intendono fermare il progetto "renziano" della grande multiutility del Centro Italia. 

Ed è questo il punto: mentre i consiglieri di maggioranza presenti all'incontro hanno sostanzialmente ribadito il loro si all'acqua pubblica, l'Assessore Colomban ha manifestato la sua fiducia nell'attuale assetto di Acea. 
Il risultato è il totale immobilismo da parte della Giunta, nel quale non si è levato neppure un "cinguettìo" da parte della Sindaca contro le operazioni che Acea sta portando a casa, calpestando la volontà popolare e, fino a prova contraria, dello stesso elettorato 5 Stelle.

Il momento di agire è adesso.

Le ultime vicende romane dimostrano ancora una volta che la mancanza di una scelta di campo chiara lascia spazio a chi i fili li sa muovere, e certamente non a favore della collettività. 
Non agire rapidamente per fermare il management di Acea significa essere complici della politica di privatizzazione dell'acqua che questa sta portando avanti.

Il coraggio di cambiare serve subito, altrimenti rimarrà l'ennesimo slogan vuoto. 

I comitati sono in campo: saranno in aula Giulio Cesare per fare pressione affinché gli atti promessi dalla maggioranza vengano concretizzati, saranno ancora sotto Acea, per denunciare le politiche dell'azienda, saranno nei comuni "colonizzati" da Acea, spesso insieme ai loro sindaci. 

La Sindaca di Roma dove sarà? Con l'acqua pubblica o con i poteri forti di Acea?

Roma, 20 dicembre 2016.


Rete Civica ATO 3 Campania, Coordinamento Provinciale Acqua Pubblica Frosinone, Coordinamento Romano Acqua Pubblica, Rete per la Tutela della Valle del Sacco – RETUVASA, USB Publiacqua, Decide Roma, Coordinamento Regionale Acqua Pubblica Lazio, Forum Italiano dei Movimenti per l'Acqua