venerdì 25 giugno 2021

Il diritto all'abitare è una questione primaria

 

La casa, come l'acqua, è un diritto essenziale.
L'art.5 del decreto Lupi, che li nega entrambi, è una norma criminale che va abolita.
Partecipiamo alla manifestazione nazionale di sabato 26 alle ore 15.00 a Roma in Piazza Indipendenza.

IL DIRITTO ALL’ABITARE E’ UNA QUESTIONE PRIMARIA!
SABATO 26 GIUGNO CORTEO NAZIONALE

Grandi opere, nuove colate di cemento, deregulation, ammorbidimento delle norme che tutelano i lavoratori e le lavoratrici a tutto vantaggio di imprese e della rendita, eliminazione delle tutele sociali, fine del blocco degli sfratti e dei licenziamenti per chi è ‘regolare’, mano libera a fondi immobiliari e investimenti speculativi, mentre chi vive e lavora in situazioni ritenute illegali o informali è già sotto attacco: questa, secondo l’attuale esecutivo, sarebbe la ricetta infrastrutturale per uscire dalla crisi.
Evidentemente, nulla ha insegnato un anno di pandemia, in cui la prima invocazione rivolta alle persone per proteggersi è stata quella di restare a casa. Ma come si rimane a casa, se la casa non la si ha, o è perennemente sotto attacco? Dove è il diritto alla salute di chi vive in condizioni alloggiative precarie, inadeguate, sovraffollate e fatiscenti tanto dentro gli affitti privati, quanto nelle case popolari (mal)gestite da istituzioni ed enti più interessati a valorizzare che a manutenere, o che vive con la spada di Damocle dei pignoramenti da parte delle banche? Anche il Ministero alle Infrastrutture, con cui si era aperta un’interlocuzione, appare meno disponibile al confronto e all’ascolto.
È evidente che nel Piano di Ripresa e Resilienza Nazionale non ci sono passaggi degni di nota capaci di affrontare la questione abitativa. Decisamente le richieste crescenti di casa e dignità di abitanti in difficoltà e generazioni sempre più precarie e impoverite le cui condizioni materiali sono state messe ancora più a dura prova dalla pandemia, non vengono recepite. Emblematico è anche l’approccio alla questione dell’edilizia scolastica e degli studentati, dove invece di allestire strumenti in grado di calmierare il mercato privato che sfrutta impunemente giovani precari, il ministro Giovannini ha ben pensato di offrire ulteriore spazio agli investimenti privati, ammorbidendo ulteriormente i criteri di abitabilità. Per non parlare, infine, delle orecchie da mercante fatte alla richiesta di abolire immediatamente gli escludenti articoli 3 e 5 del “Piano Casa” Renzi-Lupi del 2014 che, combinando la negazione della residenza agli abitanti ritenuti senza titolo, e la massiccia vendita delle case popolari, hanno prodotto una negazione sostanziale dei diritti sociali e civili, che ben poco ha da invidiare alle leggi sull’urbanesimo, agli sventramenti e le deportazioni di mussoliniana memoria.
Evidentemente, è troppo profonda la distanza tra chi pensa che occuparsi di politiche abitative significhi fare greenwashing e avviare nuovi cantieri per opere inutili e dannose. Iniziative giustificate con la necessità di far ripartire il comparto delle costruzioni, senza però puntare con decisione sul riuso dell’esistente pubblico e privato finalizzandolo ad una nuova stagione di edilizia residenziale pubblica. Si utilizza il termine social housing per mascherare un abbandono sistematico del ruolo dello stato nella gestione dell’abitare, consegnando di fatto nuovamente nelle mani della rendita e del mercato le soluzioni da mettere in campo. In questo modo si rinuncia al ripristino del controllo pubblico sui canoni di locazione e la pianificazione urbanistica orientata alla cura della città pubblica. Anzi: ancora una volta, come esemplificato dal capitolo Caput Mundi del PNRR, si ritiene che la ricetta per la ripresa sia alimentare quella monocoltura turistica che sottrae alloggi, saccheggia e svuota i territori, e fa da moltiplicatore alla gentrification e ai processi espulsivi dei residenti che non riescono ad essere ‘resilienti’ rispetto alle sempre crescenti pretese della rendita.
Nonostante l’interlocuzione interrotta, la nostra capacità di intrecciare il ragionamento e il conflitto non si è mai interrotta. Ragionando insieme a partire dalle linee dei picchetti antisfratto, dalle piazze, dai cortei, dalla costruzione delle barricate per opporci agli sgomberi delle occupazioni abitative, abbiamo continuato ad aggiungere tasselli a quella proposta popolare di Legge sull’Abitare che abbiamo evocato dal 27 marzo con la petizione ‘Senza Casa Non C’è Salute!’ (www.change.org/LeggeAbitare2021), poi nel corso del Convegno nazionale svolto nell’occupazione abitativa di Metropoliz a maggio 2021, e che oggi sentiamo come più che mai imprescindibile.
Oggi ancor di più di quel 19 ottobre di alcuni anni fa, non possiamo che affermare che la lotta, l’organizzazione, la riappropriazione diretta di reddito indiretto attraverso la casa siano l’unico terreno di riscatto possibile per tutte quelle persone che sono state rese precarie, sfruttate e abbandonate persino dopo la pandemia da istituzioni che pensano che il problema della casa sia una questione di rendita, di profitto del terzo settore, o peggio ancora una questione di ordine pubblico. Ancora una volta, dunque, non possiamo che gettare il cuore oltre l’ostacolo e chiamare a raccolta sabato 26 giugno a Roma tutte le realtà nazionali impegnate sul terreno del diritto all’abitare. Proponiamo di muoverci insieme in corteo alle ore 15 da Piazza della Repubblica per confluire a Porta Pia sotto le finestre del Ministero Infrastrutture e Trasporti per riprendere un confronto prima che la situazione diventi più drammatica.
Facciamo appello all’intero paese per produrre la necessaria pressione e sostenere l’apertura di una mobilitazione permanente per il diritto all’abitare e a decidere sull’uso dei territori e le opere veramente utili. Fermiamo insieme sfratti, sgomberi e pignoramenti, casa e reddito per tutt*!
Movimento per il Diritto all’Abitare
ASIA-USB
Cambiare Rotta- Noi Restiamo


martedì 4 maggio 2021

Decennale referendum: chiamata alle arti per l'acqua bene comune

 

In previsione della mobilitazione per il decennale del referendum su acqua e nucleare, abbiamo condiviso di coinvolgere personalità del mondo della cultura e dello spettacolo affinchè mettano a disposizione la loro creatività per l'acqua bene comune.
A questo scopo abbiamo predisposto una "chiamata alle arti per l'acqua bene comune" così da chiedere ai "vecchi e nuovi" artisti compagn* di strada un contributo al percorso che ci condurrà al 12 e 13 giugno prossimi.
La richiesta è inviare gli eventuali contributi alla segreteria: segreteria@acquabenecomune.org




venerdì 23 aprile 2021

Assemblea degli azionisti ACEA 2021: dividendi, perdite e debiti da record




Ieri si è svolta l’assemblea dei soci di Acea che, come sempre, si è concentrata sull’approvazione del bilancio: nell’assemblea di una SPA quotata in borsa non c’è spazio per altri temi. Ma anche il bilancio, insieme alle risposte ricevute alle domande poste dagli azionisti critici, può dire molto di più di semplici numeri. Ne parleremo anche venerdì 23 alle 18.00 nella Contro assemblea online “Acqua, una questione privata?”

Intanto i dividendi: i soci hanno deciso di spartirsi 170 milioni di dividendi, più degli anni precedenti.

Gli investimenti, anche questi sono in crescita rispetto agli anni precedenti (+14,4%), come lo è l’indebitamento finanziario salito a oltre 3.000 milioni di Euro!

L’AD di Acea ci fa sapere però che questo indebitamento da capogiro è perfettamente normale, e che quindi è anche normale continuare a destinare i soldi delle nostre bollette ai dividendi degli azionisti, piuttosto che reinvestirli nell’azienda.

Ma vediamo gli investimenti nel dettaglio.

Acea ha già realizzato un potabilizzatore dell’acqua del Tevere, costato diversi milioni di euro e, a quanto pare (la trasparenza non è una virtù dell’azienda) mai entrato in funzione.

Ma all’orizzonte ce n’è un secondo, molto più grande: circa 3000 l/s di ottima acqua del Tevere trattata chimicamente, mentre a causa delle perdite idriche se ne perdono circa altrettanti di ottima acqua di falda. Il costo?  69 milioni di euro per la realizzazione e soli 40.000 al giorno (!). Ma non è tutto, piuttosto che risanare la rete idrica, a beneficio anche delle fonti della Regione che l’azienda sta prosciugando, verrà immessa nei rubinetti dei romani acqua desalinizzata del litorale romano, tramite un economico impianto del costo di 

119 milioni per la costruzione e di 45.000 €/giorno per soli costi di gestione. Il tutto per 500 l/s di acqua desalinizzata.

Nel frattempo sulle perdite idriche sono stati investiti 83 mln nel 2020, sicuramente un investimento importante, ma tutto pagato dalle nostre bollette comunque e comunque lontano dal raggiungimento di livelli anche solo accettabili: la stessa azienda ammette che nel 2020 le perdite di Roma e Provincia si sono assestate sul 42,7%, su circa 24mc/s prelevati dall’ambiente, mettendo a rischio corsi d’acqua ed ecosistemi naturali in tutta la Regione. 


Roma, 23 Aprile 2021.


Coordinamento Romano Acqua Pubblica

mercoledì 21 aprile 2021

23/4 ore 18.00 - Contro-assemblea ACEA "Acqua: una questione privata?"

 

Il 23 aprile Scomodo insieme al Coordinamento romano Acqua Pubblica Fondazione Finanza Etica e Valori partecipa al primo intervento di Azionariato Critico in occasione dell’assemblea degli azionisti Acea.
Discuteremo della gestione aziendale degli ultimi 5 anni del Gruppo Acea, dei mancati investimenti negli impianti idrici, delle perdite idriche, delle questioni legate all’impianto di potabilizzazione dell’acqua del Tevere e l’impianto di desalinizzazione dell’acqua marina del litorale romano e della pratica dei distacchi idrici che Acea esegue anche in piena pandemia.
Affronteremo il tema del diritto all’acqua, riflettendo criticamente sulla creazione, ad opera del CME Group il 7 dicembre 2020, del primo contratto future al mondo sull'acqua, che ha l’obiettivo di aiutare gli operatori a gestire il rischio e a bilanciare meglio le richieste concorrenti di fornitura e domanda di acqua, con rischio di privatizzazione del bene comune per eccellenza.

L’evento si svolgerà in una diretta condivisa sui nostri social, diffusa attraverso la piattaforma streamyard, il 23 aprile alle ore 18.00.
La diretta durerà circa un’ora e vedrà coinvolti come ospiti:
Coordinamento Romano Acqua Pubblica, Valori.it, Fondazione Finanza Etica

mercoledì 31 marzo 2021

Raggi, grazie de che?

 

Virginia Raggi ringrazia ACEA per aver ridotto le perdite idriche di Roma, sulla base di numeri comunicato dalla stessa Acea, e non confermati in nessun documento ufficiale dell’azienda… o del Comune!

Noi siamo andati invece a vedere i dati ufficiali:

secondo l'ISTAT nella città metropolitana di Roma le perdite sono il 45,1% (Fonte: “Le statistiche dell’Istat sull’acqua” - pubblicato il 22/03/2021);

secondo la stessa ACEA nel 2019 “le perdite globali scendono nell’anno a circa il 44%.

I dati delle perdite globali del gestore dell’acqua di Roma e Provincia, che ACEA ha tutto l’interesse di giostrare a proprio favore, ad esempio comunicando alla stampa (e alla Sindaca) stime di riduzione delle perdite riferite al solo Comune di Roma, dove la rete è più facile da controllare e da riparare.

Ma ACEA è una S.p.A., che fa il suo lavoro: fare profitti, e lo fa bene, anche in piena crisi economica, dato che alla prossima assemblea dei soci proporrà un aumento del dividendo da distribuire ai suoi azionisti.

Il Sindaco, la giunta, il Consiglio Comunale, invece, che fanno per controllare il gestore e garantire il diritto all’acqua nella città da loro amministrata?

Quello che chiediamo da tempo è che venga sospesa la distribuzione dei dividendi e tutti gli utili investiti in un grande piano di ristrutturazione della rete idrica e reale riduzione delle perdite, e il blocco immediato della vergognosa e pericolosa pratica dei distacchi idrici.

Il 22 e 23 aprile è prevista l’assemblea degli Azionisti, in quell’occasione Virginia Raggi vestirà i panni della Sindaca, avanzando queste richieste al gestore, o dell’azionista, ringraziando supinamente l’azienda per i dividendi ottenuti con le nostre bollette?

Roma, 31 Marzo 2021.

Coordinamento Romano Acqua Pubblica


mercoledì 27 gennaio 2021

La Regione Lazio e l’acqua pubblica: una storia da raccontare ad alta voce!



Di storia si può parlare a tutti gli effetti, dalla vittoria referendaria del 2011 in cui circa 4 milioni nel Lazio hanno detto sì all’acqua pubblica, ai nostri giorni, in cui la Giunta Zingaretti prova in sordina a cancellare quel coro di “sì” proponendo un ATO (Ambito territoriale Ottimale) unico, con il quale l’acqua pubblica e la democrazia non hanno nulla a che vedere.

Proviamo allora a ricostruire le tappe di una battaglia che non si è mai fermata, e che non intende farlo adesso.

Pochi mesi dopo la vittoria referendaria per l’acqua pubblica sono infatti iniziate le manovre per cancellarne gli effetti, e per permettere alle multinazionali (nostrane e non) dell’acqua di continuare a fare profitti su questo bene comune. Dal quasi morente Governo Berlusconi nell’estate 2011, passando per il Governo Monti, fino allo Sblocca Italia di Renzi, tutti hanno provato con qualche frase nascosta in diversi provvedimenti a far ripartire quelle privatizzazioni così sonoramente bocciate dal popolo.

Proprio il progetto Renziano, rimasto incompleto grazie all’opposizione di comitati e comunità locali, si riaffaccia in questi giorni nel Lazio e, neanche troppo tra le righe, anche nel Recovery Plan: la creazione di maxi-gestori dell’acqua, naturalmente a partecipazione privata, nel nome di un’efficienza che è solo nell’ideologia privatista di coloro da decenni ripetono lo stesso mantra, senza che numeri e dati supportino minimamente questa fantasia.

Per attuare questo progetto serve prima di tutto togliere voce alle comunità locali, sindaci compresi, già adesso relegati in conferenze saltuarie totalmente sbilanciate a favore del gestore per possesso delle informazioni e, di conseguenza, di “potere”.

Proprio per rimettere al centro i territori, decine di sindaci e comitati della regione lazio hanno condotto una capillare campagna che ha portato, nel 2014, all’approvazione della legge regionale 5 per l’acqua pubblica. Un testo scritto dal basso e a più mani, in cui, tra le altre cose, si prevede la creazione di Ambiti di Bacino Idrografico (ABI) basati sulle caratteristiche dei territori, al posto degli attuali ATO, disegnati sui confini provinciali, che quindi di “ottimale” non hanno nulla ai fini della gestione della risorsa acqua. Ambiti che sono stati definiti con la partecipazione di ricercatori universitari, cittadini e sindaci, e tradotti in una proposta che la Regione Lazio non ha mai avuto il coraggio di approvare o anche solo di discutere seriamente.

A questa storia di impegno e partecipazione, la giunta Zingaretti e l’Assessore Alessandri rispondono ora con una proposta di legge che definisce un unico ATO per la Regione Lazio, in cui la voce delle comunità locali saranno ancora più deboli di oggi, essendo gli stessi sindaci esclusi dalle sedi decisionali sull’acqua, fatta eccezione per qualche delegato utile solo a mantenere un’estetica di partecipazione. Un passo indietro epocale rispetto alla strada indicata dalla legge 5, con gestioni più piccole e vicine ai territori e con un ruolo centrale dei consigli comunali.

Perché questa inversione ad U dalla stessa forza politica che la legge 5 l’ha votata convintamente nel 2014? E cosa hanno da dire le altre forze politiche presenti in Consiglio, che, più o meno convintamente, hanno contribuito al fatto che quella legge passasse all’unanimità?

A voler essere maliziosi si potrebbe pensare ad un grande regalo al “governo ombra” dell’acqua nel Lazio: ACEA S.p.A. ed i suoi soci pubblici e privati.

La stessa Acea che da anni adotta una politica di espansione tipica delle multinazionali, anche oltre i confini della Regione Lazio. La stessa Acea che ha negato fino all’ultimo il suo ruolo nel disastro ambientale del Lago di Bracciano, smentita da due gradi di giudizio. La stessa Acea che stacca l’acqua per poche decine di morosità (anche durante una pandemia) e spartisce dividendi per oltre 125 milioni di euro ai suoi soci. La stessa Acea che sulla rete idrica del “suo” Ato originario (quello della provincia di Roma) registra circa il 40% di perdite idriche mentre la Regione la autorizza ad aumentare lo sfruttamento di fiumi e sorgenti! Questo il modello misto pubblico privato caro l'ideologia Renziana dello Sblocca Italia, questo il modello che con tutta probabilità rischia di consolidarsi nel Lazio se non sarà bloccato il progetto della Giunta Zingaretti e ripresa la strada della Legge 5.

Ci sono milioni di cittadini che hanno già indicato quella strada, ci sono 15 mila firma raccolte nella provincia di Viterbo dove con il crollo della Talete si sta assistendo al peggio della gestione della cosa pubblica a fini privati e che Zingaretti ha promesso di ascoltare.

Come comitati per l’acqua pubblica chiediamo pubblicamente e urgentemente un incontro con Zingaretti e l’Assessore Alessandri, perchè questa storia l’abbiamo scritta noi, e vogliamo ricordarla a chi ha perso la memoria!

27 Gennaio 2021.

Coordinamento Regionale Acqua Pubblica Lazio

giovedì 26 novembre 2020

No agli aumenti della tariffa, sì alla riduzione degli utili di ACEA

Nella conferenza dei Sindaci convocata venerdì 27 novembre sarà richiesto di aumentare ancora le bollette dell’acqua e di approvare circa 70 milioni di spesa per portare nei rubinetti dei romani l’acqua del Tevere. Nel frattempo l’azienda continua a staccare l’acqua anche per poche decine di euro di morosità e nel 2019 ha distribuito 129 mln di euro di utili, più di quanto previsto dal metodo tariffario.

I Sindaci possono contrastare queste ingiustizie e bocciare le proposte di Acea, chiedere di sospendere i distacchi, riparare le perdite idriche che si aggirano ancora intorno al 40% e proporre altre soluzioni per coprire gli investimenti senza aumenti, come ridurre gli utili e cessare meccanismi speculativi interni come il cash pooling. E’ necessario però che la sindaca Virginia Raggi si schieri dalla parte dei cittadini e non da quella dell’azienda.

Nel dossier (scaricabile al seguente link) inviato a tutti i sindaci sono contenute le proposte del Coordinamento Romano Acqua Pubblica basate sull’analisi dei bilanci di ACEA S.p.A, della sua controllata ACE ATO 2 e del Piano Tariffario: grazie ad una semplice diminuzione dell’utile, la tariffa potrebbe ridursi di circa il 20%.


Utili e meccanismi speculativi

Negli ultimi due anni ACEA S.p.A. ha realizzato interessi per oltre 110 mln di euro per prestiti alla sua controllata ACEA ATO 2, dopo averne prelevato quasi tutti gli utili, la quale ha prodotto circa 130 mln di euro all’anno. E’ evidente quindi che non c’è un problema di copertura dei costi e che la gestione dell’acqua nella capitale e dintorni è più che proficua.

A che cosa servono, allora, i 173 mln di euro di conguagli assegnati al gestore se i costi sono tutti già coperti dai ricavi realizzati? Sono destinati solo ad aumentare l'utile: un regalo alla società madre Acea e ai suoi soci.

Dall'analisi dei bilanci di ACEA ATO 2 S.p.A. si riscontrano numerosi meccanismi che fanno lievitare i costi tariffari a beneficio di ACEA S.p.A. L’azienda ha infatti istituito con le sue controllate un rapporto di tesoreria (tecnicamente cash-pooling). Praticamente ACEA S.p.A. è la banca di ACEA ATO 2 S.p.A: preleva gli utili da ACEA ATO 2 S.p.A. e poi li restituisce sotto forma di prestito a tassi di interesse maggiori a quelli di mercato, ricavandone cospicui proventi finanziari.

Questo mentre ACEA ATO 2 Sp.A. ha crediti verso la casa-madre pari a 86.994.000 di euro e che per gli stessi ha accantonato per “svalutazione crediti” la somma di 10.794.000 di euro, cioè la morosità di Acea verso la sua controllata viene fatta pagare agli utenti, mentre ai cittadini che non riescono a pagare le bollette viene staccata l’acqua!

Queste strategie, mirate esclusivamente alla massima estrazione del profitto, incatena ACEA ATO 2 S.p.A. in una spirale debitoria creando un costante aumento dei costi finanziari che pesano fortemente sulla tariffa.

Chiediamo ai Sindaci di proporre la richiesta di riduzione degli utili nei prossimi anni così da evitare gli aumenti tariffari proposti. Si tratta di una scelta perfettamente realizzabile e legittima soprattutto in un periodo di emergenza sanitaria e approfondimento della crisi economico-sociale.


Potabilizzatore e perdite idriche

Ai sindaci sarà anche chiesto di approvare la realizzazione di un secondo impianto di potabilizzazione dell'acqua del Tevere di 3000 l/s, ossia 6 volte più grande di quello attuale situato a Grottarossa, e un desalinizzatore che andrà ad alimentare i comuni del litorale nord di Roma.

Di fatto c'è il rischio che a Roma e nei comuni dell'ATO 2 venga distribuita acqua con rilevanti criticità per la sua qualità e crediamo che la Conferenza dei Sindaci debba occuparsene.

Le perdite della rete idrica di ACEA si attestano intorno al 40%, mentre le sorgenti sono sempre più in sofferenza per i cambiamenti climatici e il prelievo crescente.

La soluzione per combattere la crisi idrica è sempre stata (e rimane) la riduzione del tasso di perdita della rete, dove si perde acqua prevalentemente di sorgente, ed eventualmente l'utilizzo dell'acqua del Tevere purificata esclusivamente per usi non potabili.

I costi di queste nuove opere si aggirano intorno ai 190 mln di euro e peseranno fortemente sulla tariffa negli anni avvenire a cui si aggiungeranno anche i residui 114 mln di euro dei conguagli non contabilizzati nel quadriennio 2020-2023. Gli aumenti in futuro rischiano di essere ben più rilevanti di quelli attuali.

 
Distacchi e emergenza sanitaria

L'emergenza sanitaria da COVID-19 da mesi sta costringendo migliaia di persone alla permanenza in casa perchè malate, in quarantena o auto-isolamento.

A fronte di uno stato di evidente necessità crediamo sia necessaria un'assunzione di responsabilità da parte delle istituzioni coinvolte nella gestione di un bene primario come l'acqua e dell'azienda che garantisce il servizio al fine di attivare con immediatezza interventi urgenti e risolutivi per scongiurare l'aggravarsi dell'emergenza sociale e sanitaria.

Sono molti i cittadini che non hanno accesso all'acqua perchè hanno subito il distacco della fornitura idrica da parte di ACEA per pochi euro di morosità o perché rientrano nelle situazioni individuate dal famigerato art. 5 del Decreto Lupi.

Un esempio per tutti è la gravissima vicenda delle case ATER di Tor Bella Monaca che si protrae da mesi.

Chiediamo, dunque, ai Sindaci di assumere le seguenti proposte:
  • il riallaccio tutte le utenze domestiche disalimentate;
  • il blocco dei distacchi del servizio e l'applicazione della tariffa agevolata alle utenze domestiche fino al termine dello stato di emergenza; 
  • l’esenzione del pagamento per gli utenti che abbiano perso reddito da lavoro con un ampliamento dei criteri già previsti nella disciplina del Bonus idrico.
In ultimo, crediamo che la Conferenza dei Sindaci sia un momento di confronto e decisione, su temi tanto importanti come la gestione del servizio idrico integrato, che meriti una maggior trasparenza e pubblicità così che possa essere realmente permessa la partecipazione della cittadinanza.

Vi chiediamo, pertanto, di pubblicare la convocazione delle Conferenze dei Sindaci sia sul sito dell'ATO 2 Lazio Centrale-Roma che su quello della Città Metropolitana di Roma Capitale.

Roma, 26 Novembre 2020.

Coordinamento Romano Acqua Pubblica

Dossier - Perchè votare no all'aumento tariffario proposto per l'ATO 2 del Lazio

 

In previsione della Conferenza dell'ATO 2 convocata per venerdì 27 novembre ci rivolgiamo in particolare ai Sindaci e ai Presidenti delle Province dell'ATO 2 del Lazio Centrale Roma e più in generale alla cittadinanza per sottoporre alcune considerazioni e i ragionamenti per cui chiediamo di votare contro la proposta di incremento tariffario visto che è possibile mantenere inalterate le tariffe o anche ridurle modificando alcuni aspetti e dinamiche che fanno lievitare i costi senza alcuna giustificazione.

Esponiamo sinteticamente di seguito una serie di punti che riprendiamo in maniera più approfondita più avanti:
  • stop agli aumenti tariffari e utilizzo degli utili per gli investimenti; 
  • stop al cash-pooling: ACEA ATO 2 S.p.A. non deve essere una mucca da mungere ; 
  • stop al calcolo della morosità per la casa-madre ACEA;
  • stop al secondo potabilizzatore e desalinizzatore: opere inefficaci e rischiose per garantire l'approvvigionamento idrico.

In ultimo, in un periodo di emergenza sanitaria chiediamo di farsi carico della necessità del blocco dei distacchi.

*****


In maniera più approfondita vi rappresentiamo le nostre considerazioni rispetto ai punti sopracitati.



Fortuitamente abbiamo appreso della convocazione della Conferenza dell'ATO 2 per venerdì 27 novembre.

Crediamo che un tale momento di confronto e decisione, su temi tanto importanti come la gestione del servizio idrico integrato, meriti una maggior trasparenza e pubblicità così che possa essere realmente permessa la partecipazione della cittadinanza come, d'altra parte, stabilito dalla “Disciplina per lo svolgimento, in modalità telematica, delle Conferenze dei Sindaci dell’ATO2 Lazio Centrale-Roma” (comma 9, art. 6).

Vi chiediamo, pertanto, di farvi portavoce della richiesta di pubblicazione della convocazione delle Conferenze dei Sindaci sia sul sito dell'ATO 2 Lazio Centrale-Roma (www.ato2roma.it) che su quello della Città Metropolitana di Roma Capitale (www.cittametropolitanaroma.it) contestualmente all'invio alle diverse istituzioni che prendono parte a questo consesso.


Stop agli aumenti tariffari e utilizzo degli utili per gli investimenti

Abbiamo approfondito il Piano Tariffario e stiamo seguendo le vicende di una ventilata ipotesi di aumento della tariffa di circa 5,60% per i prossimi anni, dopo gli elevati aumenti degli scorsi anni, che sarà oggetto della prossima Conferenza dei Comuni del 27.11.

Nel corso della Conferenza dei Sindaci del 4 novembre è stato spiegato che questi aumenti sono dovuti principalmente alla previsione di ingenti investimenti futuri.

Ma ciò risulta inaccettabile a fronte del fatto che ACEA ATO 2 S.p.A. nel 2018 ha fatto 132 mln di euro di utili prima delle imposte e 129 mln di euro nel 2019, quasi il doppio di quanto previsto dal Piano tariffario e autorizzato dal Metodo Tariffario.

Se inoltre, consideriamo che negli stessi anni, ACEA Spa, ha realizzato interessi per oltre 110 mln di euro per prestiti alla sua controllata ACEA ATO 2, dopo averne prelevato quasi tutti gli utili, non possiamo credere che la gestione del servizio in quei due anni, ma anche nei precedenti, non sia stata proficua.

A che cosa servono, allora, quei 173 mln di conguaglio? Certamente non alla copertura di costi del servizio, in caso contrario non ci sarebbe stato un utile.

Se i costi sono tutti già coperti dai ricavi realizzati i 173 milioni sono destinati solo ad aumentare l'utile. Quindi l'aumento della tariffa per i conguagli non sarà destinato a coprire costi di gestione o di investimento del servizio. Sarà solo un regalo alla società e ai suoi soci che potranno beneficiare di "grassi" dividendi come è già successo nel passato.

L'art. 154 del d.lgs. 152/2006 recita: "La tariffa costituisce il corrispettivo del servizio idrico integrato [...], in modo che sia assicurata la copertura integrale dei costi di investimento e di esercizio secondo il principio del recupero dei costi".

Se la copertura integrale dei costi di investimenti e di esercizio è già stata realizzata, perché l'ulteriore ed ennesima proposta di aumento della tariffa?


Cash-pooling: ACEA ATO 2 S.p.A., una mucca da mungere

Dall'analisi dei bilanci di ACEA ATO 2 S.p.A. si riscontrano numerose questioni che influenzano negativamente la solidità della società e, pesantemente, anche la struttura tariffaria che, grazie ad una semplice diminuzione dell’utile, potrebbe ridursi di circa il 20%.

Infatti, ACEA S.p.A. ha istituito con le sue controllate un rapporto di tesoreria (tecnicamente cash-pooling), ossia un rapporto di conto corrente tra le due società. Praticamente ACEA S.p.A. è la banca di ACEA ATO 2 S.p.A..

Tra il 2016 e il 2019 la capogruppo ha effettuato un prelievo di dividendi pari a 361.166.287 di euro, nel fattispecie il 74,06% degli utili di ATO 2 S.p.A., e 236.536.647 di euro per interessi, per un totale di 597.702.934 di euro. Notare che dal 2016, il finanziamento della capogruppo ad ACEA ATO 2 è incrementato di 179.097.155 di euro, ossia la metà dei dividendi prelevati, ad un tasso piuttosto elevato rispetto al mercato.

Per sintetizzare ACEA S.p.A. preleva gli utili da ACEA ATO 2 S.p.A. e poi li restituisce sotto forma di prestito a tassi di interesse maggiori a quelli di mercato, ricavandone cospicui proventi finanziari.

Questa strategia, mirata esclusivamente alla massima estrazione del profitto, incatena ACEA ATO 2 S.p.A. in una spirale debitoria che tende vertiginosamente verso l'alto creando un costante aumento dell’indebitamento con incremento dei costi finanziari che pesano fortemente sulla tariffa. In questo modo il gestore riesce indirettamente a remunerare il capitale investito che il referendum 2011 ha abrogato.

Risulta evidente che l’utile prodotto dalla società non è prodromico al sostegno degli investimenti bensì viene realizzato per la quasi globalità nell’interesse dei soci.

Vi chiediamo di farvi portavoce in Conferenza dei Sindaci della richiesta di ridurre gli utili nei prossimi anni così da evitare gli aumenti tariffari proposti.

Si tratta di una scelta perfettamente realizzabile e legittima soprattutto in un periodo di emergenza sanitaria e approfondimento della crisi economico-sociale.

Tabella illustrativa dei ricavi, oneri finanziari e incrementi tariffari (dati in milioni di euro)




La morosità

Altra questione non irrilevante è il meccanismo del costo della morosità che, peraltro, non è nemmeno un costo se non per la parte di oneri finanziari che la società deve, eventualmente sostenere, per il ritardo della riscossione.

Il costo potrebbe essere quello della perdita, quando il credito per varie ragioni diventa inesigibile ed irrealizzabile.

Oltretutto, questa morosità, non è tutta imputabile agli utenti, ma anche ad altri crediti compresi quelli nei confronti della casa-madre, direttamente ed indirettamente.

Dal bilancio al 31.12.2019, ad esempio, ed è un paradosso, si rileva che la società ha crediti verso "i controllanti" pari a 86.994.000 di euro e che per gli stessi ha accantonato per “svalutazione crediti” la somma di 10.794.000 di euro, cioè una morosità che viene fatta pagare agli utenti, grazie al Metodo Tariffario, e che lascia perplessi.

Ci domandiamo e vi chiediamo di chiederne conto ad ACEA ATO 2 S.p.A. e alla STO: come è ipotizzabile che una società possa ritenere non esigbili crediti nei confronti del proprio padrone, i "controllanti"?


Potabilizzatore, desalinizzatore: opere inefficaci, e rischiose per garantire l'approvvigionamento idrico

Abbiamo verificato che nel programma degli interventi è prevista la realizzazione di un secondo impianto di potabilizzazione dell'acqua del Tevere di 3000 l/s, ossia 6 volte più grande di quello attuale situato a Grottarossa, e un desalinizzatore che andrà ad alimentare i comuni del litorale nord di Roma.

Di fatto c'è il rischio che a Roma e nei comuni dell'ATO 2 venga distribuita acqua con rilevanti criticità per la sua qualità e crediamo che la Conferenza dei Sindaci debba occuparsene.

Le perdite della rete idrica di ACEA si attestano intorno al 40%, mentre le sorgenti sono sempre più in sofferenza per i cambiamenti climatici e il prelievo crescente.

A questa “crisi” Acea ha risposto con un progetto per potabilizzare 500 litri al secondo di acqua del Tevere, inaugurato a dicembre 2018 e (fortunatamente) non ancora entrato in funzione. Ma il rischio non è sventato. La Conferenza dei Servizi decisoria che doveva dare il via libera da parte di tutti gli enti preposti entro il 28 settembre non ha raggiunto parere favorevole perchè alcuni Enti hanno sollevato perplessità e richieste di chiarimenti, chiamando in causa anche il Ministero dell'Ambiente. Attualmente il termine della conferenza dei servizi sembra essere sospeso, in attesa che vengano depositati altri documenti.

E' evidente che la materia è scottante ed evidentemente sono diverse le incongruenze e le preoccupazioni, anche da parte della Città Metropolitana di Roma.

Crediamo serva chiarezza e una discussione aperta su un tema tanto rilevante, in un Consiglio comunale aperto alla partecipazione dei cittadini.

La soluzione per combattere la crisi idrica è sempre stata (e rimane) la riduzione del tasso di perdita della rete, dove si perde acqua prevalentemente di sorgente, ed eventualmente l'utilizzo dell'acqua del Tevere purificata esclusivamente per usi non potabili.

I costi di queste nuove opere si aggirano intorno ai 190 mln e peseranno fortemente sulla tariffa negli anni avvenire a cui si aggiungeranno anche i residui 114 mln di euro dei conguagli non contabilizzati nel quadriennio 2020-2023.

Gli aumenti in futuro rischiano di essere ben più rilevanti di quelli attuali.
Uno scenario da scongiurare e su cui chiediamo a lei di farsene carico e votare in maniera contraria all'attuale proposta di aumento della tariffa.



Blocco dei distacchi

L'emergenza sanitaria da COVID-19 da mesi sta costringendo la popolazione a modificare radicalmente le proprie abitudini. Sono migliaia le persone obbligate alla permanenza in casa perchè malate o in quarantena e auto-isolamento.

A fronte di uno stato di evidente necessità crediamo sia necessaria un'assunzione di responsabilità da parte delle istituzioni coinvolte nella gestione di un bene primario come l'acqua e dell'azienda che garantisce il servizio al fine di attivare con immediatezza interventi urgenti e risolutivi per scongiurare l'aggravarsi dell'emergenza sociale e sanitaria.

Sono molte le segnalazioni di cittadini che non hanno accesso all'acqua perchè hanno subito il distacco della fornitura idrica da parte di ACEA anche per pochi euro di morosità o perché rientrano nelle situazioni individuate dal famigerato art. 5 del Decreto Lupi.

Un esempio per tutti è la gravissima vicenda delle case ATER di Tor Bella Monaca che si protrae da mesi.

Vi chiediamo, dunque, di riportare in Conferenza dei Sindaci e assumere le seguenti proposte: 

  • il riallaccio tutte le utenze domestiche disalimentate e ancora oggi senza accesso alla fornitura d’acqua; 
  • il blocco dei distacchi del servizio e l'applicazione della tariffa agevolata alle utenze domestiche fino al termine dello stato di emergenza; 
  • l’esenzione del pagamento per gli utenti che abbiano perso reddito da lavoro con un ampliamento dei criteri già previsti nella disciplina del Bonus idrico.

Coordinamento Romano Acqua Pubblica



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www.acquabenecomune.org/attachments/Dossier_NO_aumento_tariffa_Conferenza_Sindaci_27-11-20.pdf