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venerdì 7 luglio 2017

Chiusura dei “nasoni”: un'iniziativa cinica e inutile



I dati che stanno circolando sui media in questi giorni (diminuzione della disponibilità d'acqua, crollo delle precipitazioni e delle portate di fiumi e sorgenti, aumento delle temperature medie, diminuzione del livello dei laghi) fanno emergere in tutta la sua drammaticità l'acuirsi di una crisi idrica che, anche nella città di Roma, viene da lontano.

Una crisi che è il risultato del matrimonio tra il ciclo dell’acqua e il ciclo economico, dovuta ad una scarsità “man-made”, cioè prodotta dall'uomo. Per cui all'emergenza climatica globale si somma una decennale mancanza di pianificazione e investimenti infrastrutturali legata alla politica monopolistica e privatistica di ACEA che sottomette l'acqua alle regole del mercato, del profitto e della concorrenza.

Purtroppo il dibattito che si è sviluppato si basa su dati che non rispettano la realtà dei fatti e si serve dell'emergenza idrica come alibi per giustificare iniziative che risultano inappropriate, inefficaci e perfino ciniche.

In questo senso appare assurdo individuare una possibile soluzione nella chiusura dei “nasoni”.

Innanzitutto va denunciato come l'imposizione di una scelta del genere provochi drammatiche e preoccupanti conseguenze per le fasce più deboli della popolazione, a partire dai senza fissa dimora per i quali i “nasoni” costituiscono l'unica fonte di acqua necessaria alla sopravvivenza configurando così una lesione del diritto umano universale all'accesso all'acqua. Inoltre, i “nasoni” sono fonte di approvvigionamento per decine di migliaia di persone che, in alternativa, sarebbero costrette ad acquistare acqua in bottiglia aggravando l'impatto ambientale derivante dalla plastica da smaltire. In ultimo, come non tenere conto che le fontanelle romane sono spesso le uniche fonti di approvvigionamento per molte attività economiche, ad esempio per i mercati rionali.
Da questo punto di vista considerare questi come effetti collaterali ineluttabili ci dimostra il cinismo con cui si assumono alcune decisioni in città.

Ma in questa vicenda diverse altre cose non tornano. Per cui ci preme segnalare alcuni fatti e dati utili a comprendere di cosa si parla.

*L'approvvigionamento idrico della città di Roma è, sostanzialmente, garantito da 5 sistemi acquedottistici per un totale di 21,1 mc/s (metri cubi al secondo) di media, con possibilità di arrivare fino ad un massimo di 24/25 mc/s:
Peschiera-Le Capore: portata media pari a 13,5 mc/s, rispettivamente 9 mc/s per il Peschiera e 4,5 mc/s per Le Capore;
Acqua Marcia: portata media pari a 4,5 mc/s;
Nuovo Acquedotto di Bracciano - NAB: portata media pari a 1,1 mc/s;
Acquedotto Vergine: portata media pari a 0.4 mc/s;
Acquedotto Appio-Alessandrino: portata media pari a 1,6 mc/s.
(dati Acea Ato 2 S.p.A. del 23/5/2017, il documento è scaricabile al seguente link.).

Il 26 giugno si è riunito l'Osservatorio Permanente Usi Idrici del Distretto Appennino Centrale a cui partecipano: Ministero dell’Ambiente, l’Autorità di Distretto, le Regioni interessate, il dipartimento della Protezione Civile, gli Enti d’ambito del servizio idrico integrato, i gestori (tra cui Acea Ato 2 e Acqua Latina), l’ANBI (Associazione Nazionale Consorzi di gestione e tutela del territorio e acque irrigue) e Assoelettrica (Associazione Nazionale delle Imprese Elettriche).
Questo è il comunicato diffuso al termine della riunione in cui in estrema sintesi:

- si è deciso di ridurre a 1.300 l/s il prelievo di Acea Ato 2 dal lago di Bracciano, invece dei 1600-1800 programmati per giugno e luglio;
- si è approvata la decisione della Regione Lazio di aumentare il prelievo dal Pertuso (acquedotto Simbrivio che approvvigiona soprattutto la zona dei Castelli) a 190 l/s;
- si è deciso di implementare la ricerca delle perdite su Roma;
- si è discussa della misura già in atto, ovvero la sostituzione di cinquanta chilometri di condutture a Roma;
- si è discusso della possibile chiusura dei nasoni a Roma (misura caldeggiata dal Ministro Galletti);
- si è “ricordata” alla Regione Lazio l’urgente necessità di provvedere all’esercizio dei poteri sostitutivi nei riguardi di quei Comuni che ancora non hanno trasferito gli impianti al gestore unico.

Il 29 Giugno il Presidente di Acea Ato 2 S.p.A. Saccani ha inviato una lettera alla Sindaca Raggi con cui ha comunicato “l’intenzione di attuare a decorrere dalla prossima settimana la chiusura temporanea e graduale di parte delle circa 2.800 fontanelle pubbliche” su Roma.
Obiettivi dichiarati:
- ottenere “una drastica riduzione delle portate erogate”, pur lasciando aperte quelle dove si effettuano prelievi per la potabilità;
- contenere il più possibile il prelievo dal lago di Bracciano.
Saccani si dice consapevole dei disagi che tale iniziativa può provocare, ma confida nella comprensione della Sindaca e in quella dei cittadini romani.

Ora, viste le drammatiche e preoccupanti conseguenze derivanti dalla chiusura dei nasoni in periodo estivo (rischio emergenza sanitaria, lesione del diritto umano universale all'accesso all'acqua) quali sarebbero i mirabolanti vantaggi che giustificano tale iniziativa?

I nasoni censiti su Roma sono circa 2.800 ed erogano in media circa 196 l/s di acqua (ossia 0,19 mc/s), ogni singolo "nasone" circa 0,07 l/s.

Se si chiudono gran parte dei nasoni, ovvero orientativamente 2.700:
- potenzialmente si riduce l'erogazione dello 0,9 % rispetto alla quantità d'acqua totale che arriva a Roma ogni secondo (21,1 mc/s). Quindi è evidente che non si ottiene “una drastica riduzione delle portate erogate”.
- “in teoria” si potrebbe ridurre il prelievo dal lago di Bracciano di circa il 14%. Quindi ben al di sotto del 20% dato che attualmente si indica come necessario per limitare la crisi del lago.

A questo punto la domanda sorge spontanea:
perché non si è presa in considerazione l'istallazione di rubinetti sui circa 2.800 “nasoni” presenti a Roma?
In fondo si tratterebbe di un investimento di poche migliaia di euro rispetto agli utili di decine di milioni di euro che annualmente produce Acea Ato 2 S.p.A. (circa 70 mln di € nel 2015) che per la quasi totalità (circa 90 %) non è reinvestito ma è prelevato come dividendo dalla casa madre Acea S.p.A..

In tale scelta si può parlare di complicità dell'Amministrazione perchè fino ad oggi non si è levata una sola voce critica, ne dalla Giunta o tanto meno dalla maggioranza a 5 Stelle.
Formalmente è vero che la decisione spetta al gestore, ma è possibile che l'Amministrazione comunale, essendo il socio più importante dell'azienda, subisca passivamente una scelta con implicazioni etiche, materiali e perfino simboliche tanto grandi senza eccepire alcunchè o fare un approfondimento per verificarne la reale efficacia?
Figuriamoci cosa potrà accadere quando Roma Capitale venderà le proprie quote (3,5%) di Acea Ato 2 S.p.A., e controllerà l'azienda solo indirettamente per tramite della casa madre Acea S.p.A., così come dichiarato pubblicamente a mezzo stampa dall'ingegner Paolo Simioni, coordinatore del gruppo di lavoro sulle società partecipate presso l'omonimo assessorato guidato da Colomban.

Evidentemente la chiusura dei “nasoni” ha permesso di dare un segnale forte, prettamente mediatico: piglio deciso e pugno duro contro gli sprechi anche se si lede un diritto universale!
Se questo è il nuovo corso di Acea c'è da rabbrividire.

Inoltre, sempre in questi giorni si sta facendo circolare il seguente dato: risparmio di 0,5 mc/s a seguito degli interventi sulle reti effettuati negli ultimi 45/60 giorni.
Ammettendo che le perdite a Roma sono di circa il 40 %, tale risparmio corrisponde a circa il 2,4 % di riduzione delle perdite. Se fosse vero, sarebbe un vero e proprio record di efficienza che in un anno porterebbe Roma al pari di altre città del nord Italia.
In realtà questo dato è una stima dei benefici che si potranno avere solo ed esclusivamente al termine di una serie di interventi programmati e attualmente in corso così come indicato dai dati Acea Ato 2 S.p.A. del 23/5/2017.
Per cui si distorce la realtà dei fatti sostenendo che già in questo momento si risparmiano 0,5 mc/s.

In sostanza ancora una volta si strumentalizza l'emergenza per altri fini che poco hanno a che vedere con la tutela del bene acqua e dei diritti della collettività.


Coordinamento Romano Acqua Pubblica

Note: Delle preoccupanti azioni intraprese per superare l'emergenza idrica nel Lazio, della legge regionale 5/2014 licenziata dal Consiglio regionale con voto unanime, che ha ad oggetto la “tutela, governo e gestione pubblica delle acque”, ne parleremo all'assemblea pubblica: 


Mercoledì 12 Luglio 2017, ore 16.00 presso la Sede del Consiglio Regionale del Lazio, Via della Pisana, 1301

martedì 4 aprile 2017

Fontane e statue parlanti per l'Acqua pubblica. Verso il 2° Consiglio popolare dell'Acqua e della Democrazia

Fontane e statue parlanti per l'Acqua pubblica


 2° Consiglio popolare dell'Acqua e della Democrazia
ROMA, 8 APRILE 2017 ORE 10.30-14.00
Campidoglio, Sala della Protomoteca



Sabato 8 Aprile dalle 10.30 alle 14.00 (qui l'evento facebook), presso la Sala della Protomoteca in Campidoglio, si svolgerà il secondo Consiglio Popolare dell'Acqua e della Democrazia, un momento assembleare di confronto tra comitati per l'acqua, realtà sociali e amministratori sul futuro di ACEA.

ACEA, infatti, è una delle protagoniste del grande “risiko” dei servizi pubblici locali, avendo perso da tempo la sua dimensione di azienda locale a servizio della città di Roma per assurgere al ruolo di multiutility di rilevanza internazionale che opera esattamente con le stesse avide logiche mercatiste e finanziarie proprie di qualsiasi società privata.

Una strategia che ACEA sta perseguendo con l'obiettivo di rafforzare la propria influenza su tutte le sue partecipate del Centro-Sud Italia, rendendosi responsabile di migliaia di distacchi idrici e di veri processi di "colonizzazione", anche attraverso la piattaforma di gestione accentrata delle funzioni aziendali cosiddetta ACEA 2.0.

Dinanzi a tutto ciò intendiamo avviare un confronto con l’Amministrazione Capitolina, invitando ad intervenire la Sindaca Raggi, e con altri Amministratori Locali dei territori soggetti ad ACEA per bloccare questo nefasto progetto imprimendo un cambio di rotta deciso alle politiche aziendali al fine di restituire un ruolo centrale agli stessi Enti Locali, a partire dalla città di Roma.

Il cambio di passo non può che passare attraverso: la sostituzione dei vertici di ACEA S.p.A., la moratoria dei processi di fusione e di nuove acquisizioni, lo STOP alla piattaforma ACEA 2.0, la ripubblicizzazione immediata di ACEA ATO 2 S.p.A., la dismissione da parte di ACEA di tutte le partecipazioni esterne, il disimpegno di ACEA sul fronte dell'incenerimento dei rifiuti e nel settore dell'energia.

Ci teniamo anche a sottolineare che i nomi dei candidati dal Comune di Roma alla sostituzione dei ruoli apicali di ACEA, apparsi in questi giorni su diversi quotidiani, non segnalano alcuna discontinuità e alterità rispetto ai progetti di privatizzazione e finanziarizzazione dell'acqua.

Per questo invitiamo a partecipare dalle ore 10.00 al "risiko dell'acqua" in Piazza del Campidoglio. Attraverso il gioco cercheremo di illustrare le dinamiche di colonizzazione messe in campo da ACEA nel Centro-Sud Italia.

AI Consiglio Popolare dell'Acqua e della Democrazia interverranno: 

rappresentanti della Rete Civica ATO 3 Campania, del Comitato Provinciale Acqua Pubblica Frosinone, del Coordinamento Romano Acqua Pubblica, della Rete per la Tutela della Valle del Sacco – RETUVASA, di USB Publiacqua, di Decide Roma, del Coordinamento Regionale Acqua Pubblica Lazio, del Comitato Acqua Bene Comune Valle dell’Aniene, del Comitato Viterbese "Non ce la beviamo”, dei Comitati dell'ATO 4 Latina, dei Comitati per l'Acqua Pubblica Roma Nord, del Comitato Acqua Pubblica di Rieti, del Forum Italiano dei Movimenti per l'Acqua, del Comitato No Inceneritore di Terni, Amministratori Locali dell'ATO 4 Latina, dell'ATO 1 Viterbo, dell'ATO 5 Frosinone, dell'ATO 2 Romarappresentante della Rete dei Comuni dell’ATO 3 Campania per la gestione pubblica del servizio idrico, rappresentanti di Roma Capitale, Mauro Meggiolaro (Merian Research) presenterà lo studio di ripubblicizzazione di ACEA ATO 2 S.p.A.

Roma, 4 Aprile 2017.

Rete Civica ATO 3 Campania, Comitato Provinciale Acqua Pubblica Frosinone, Coordinamento Romano Acqua Pubblica, Rete per la Tutela della Valle del Sacco – RETUVASA, USB Publiacqua, Decide Roma, Coordinamento Regionale Acqua Pubblica Lazio, Comitato Acqua Bene Comune Valle dell’Aniene, Forum Italiano dei Movimenti per l'Acqua


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lunedì 8 febbraio 2016

Acea Ato2. Salta la conferenza dei sindaci, troppi dubbi sulla fusione con Frosinone.


Acea Ato2. Salta la conferenza dei sindaci, troppi dubbi sulla fusione con Frosinone.

Soddisfatti i comitati acqua pubblica, ma il 17 febbraio bisognerà dire no alla fusione e ai distacchi idrici!


Questa mattina nella sede della Provincia di Roma gli amministratori dei comuni dell'Ato2 avrebbero dovuto incontrarsi per decidere, tra le altre cose, sui distacchi idrici e sulla proposta di fusione con l'ambito di Frosinone.
Una riunione rinviata talmente in “zona cesarini” che alcuni sindaci si sono comunque presentati, e che il personale stesso della Provincia ha predisposto la Sala per la riunione.

Cos'è successo per annullare all'ultimo momento un'assemblea così importante? Semplice: il Comune di Roma, rappresentato dal sub-commissario Spadoni, non è convinto che la fusione sia un'operazione opportuna, e vuole più tempo per valutare.

Al di là delle valutazioni sul sistema democratico dell'assemblea dei Sindaci, nella quale il Comune di Roma gode di diritto di veto, il risultato è un deciso stop al disegno di fusione che i vertici di Acea Ato2 hanno tentato di imporre ai sindaci della provincia di Roma con una lettera datata 23 dicembre: 30 giorni di tempo per esprimersi, dopo i quali si sarebbe avvalsa del “silenzio – assenso”.

Ma il silenzio non c'è stato, e ad oggi non c'è nemmeno l'assenso, secondo quanto affermato dal Vice sindaco di Roma Metropolitana Mauro Alessandri.

Lo stesso Commissario Tronca ha alzato il telefono per fermare tutto: poco chiaro il progetto di fusione, troppo complessa la situazione di Acea Ato5, che è stata messa in mora per inadempienze, e ha buone possibilità di essere cacciata dai sindaci del Frusinate.

Anche Tronca deve essersi chiesto: a chi conviene questo matrimonio?

Sicuramente non ai cittadini e ai comuni del Frusinate, che si vedrebbero rientrare Acea dalla finestra; molto probabilmente nemmeno ai cittadini e comuni della provincia di Roma, che si troverebbero “sposati” con una gestione ormai al collasso, e che rischiano di perdere ancora di più il controllo sulle scelte di un'azienda sempre più grande e lontana.

E quali le ripercussioni sui lavoratori delle due aziende? Quali sulla qualità del servizio? 

Molte sono le domande, e poco il tempo per cercare le risposte: la conferenza è nuovamente convocata per mercoledì 17 febbraio.

Per quella data è necessario che anche la Regione Lazio faccia un passo per concretizzare la legge 5/2014 e che l'Assessore Refrigeri rispetti gli impegni confermati nell'ultima seduta del Consiglio regionale: portare in consiglio entro un mese la proposta di riordino degli ambiti di bacino idrografico del Lazio.

In questi 10 giorni è importante che gli enti locali si confrontino con le loro comunità, per scoprire perché “questo matrimonio non s'ha da fare”, e dare parere contrario alla fusione.

Il 17 febbraio sarà però l'occasione per dire Sì al diritto all'acqua, modificando la Carta dei Servizi inserendo l'obbligo di lasciare il flusso idrico minimo vitale anche per chi non riesce a saldare la bolletta idrica.

Il 17 febbraio sarà un giorno importante per l'acqua di Roma, per questo invitiamo ad essere presenti.

Roma, 8 febbraio 2016

Coordinamento regionale acqua pubblica

lunedì 1 febbraio 2016

La fusione tra AceaAto2 e Acea Ato5 può attendere, urgente invece garantire il flusso idrico vitale a tutti i cittadini!



Oggi una delegazione del Coordinamento Romano Acqua Pubblica ha partecipato ad un incontro con il Sub-commissario Bruno Spadoni, con delega alle partecipate di Roma Capitale, in merito alla proposta di fusione tra Acea Ato2 e Acea Ato5, rispettivamente soggetti gestori dell'acqua nella provincia di Roma e di Frosinone.

Una fusione sulla quale i comuni della provincia di Roma sono chiamati ad esprimere un parere nella prossima conferenza dei sindaci, lunedì 8 febbraio, nonostante Acea Ato2 avesse provato a comprimere i tempi decisionali a 30 giorni, con una lettera datata 23 dicembre, trascorsi i quali si sarebbe avvalsa del “silenzio-assenso” dei comuni.

Una proposta di fusione che forse il management di Acea vuol far passare come una mera riorganizzazione societaria, ma che presenta una serie di elementi di criticità, sui quali lo stesso Sub-Commissario Spadoni ha affermato di non essere informato. Affermazione preoccupante, dato che nel suo ruolo rappresenta l'azionista di maggioranza di Acea SpA, e che il suo voto nella conferenza dell'8 febbraio ha un peso maggiore di quello di tutti gli altri comuni!

Nell'incontro di oggi, e nella lettera in calce inviata a tutti gli enti locali dell'Ato2, si sottolineano gli elementi critici più macroscopici, primo fra tutti la messa in mora da parte dei sindaci dell'Ato5 del gestore ACEA ATO 5 S.p.A. per inadempienze contrattuali e l'avvio della procedura di risoluzione del contratto.

Già solo questo elemento evidenzia come sia necessario che i comuni abbiamo più tempo per approfondire gli aspetti tecnici e le ripercussioni in termini di servizio per i cittadini di un'operazione di fusione con un'azienda appena messa in mora!

Ma sono in campo anche altri elementi, come la qualità degli investimenti fatti in Provincia di Roma, la sanzione di 1,5 milioni di euroappena imposta dall'Antitrust ad Acea Ato2 per pratiche commerciali scorrette, il percorso di una legge regionale che sta definendo nuovi ambiti territoriali e sul quale sono previste due interrogazioni consiliari per mercoledì 3 febbraio...

Tutto mette in luce come un “gradimento” a questa operazione sarebbe più un atto di fede nei confronti del management di Acea, che una valutazione consapevole di merito, e come il Commissario Spadoni avrebbe tutti gli elementi per sospendere i termini di una decisione che sicuramente supera la “gestione ordinaria” cui i commissari sono preposti.

Su un aspetto è invece necessario agire con urgenza: la garanzia del diritto all'acqua attraverso la regolamentazione del rapporto con gli utenti morosi. Un aspetto sul quale gli amministratori saranno chiamati ad esprimersi l'8 febbraio, votando il nuovo regolamento di utenza, nel quale il Commissario Spadoni si è impegnato a far inserire la clausola della garanzia del flusso minimo vitale anche in caso di morosità, come previsto dal Collegato ambientale.

Un impegno importante, cui siamo certi seguirà altrettanto impegno nel prendere tutto il tempo necessario alla valutazione della proposta di fusione, nonostante l'evidente “fretta” di Acea.


Roma, 01 Febbraio 2016.

Coordinamento Romano Acqua Pubblica



venerdì 15 gennaio 2016

Sulla gestione dell'acqua serve trasparenza e democrazia NO alla fusione Acea Ato 2 - Acea Ato 5


Oggi una delegazione del Coordinamento Romano Acqua Pubblica si è presentata, senza invito, presso la sede della Segreteria Tecnica Operativa dell'Ato 2 per chiedere spiegazioni al responsabile, Ing. Piotti, in merito all'istanza di fusione tra Acea Ato 2 S.p.A. e Acea Ato5 S.p.A., ricevuta dalla STO lo scorso 23 dicembre.

In particolare è stata sottolineata la gravità della mancata trasmissione, da parte della STO, di tale istanza ai sindaci degli oltre 100 comuni interessati che, di fatto, sono stati tenuti all'oscuro di tale progetto. Non convincente la risposta in merito da parte dell'Ing. Piotti, che ha addotto la necessità di raccogliere ulteriore documentazione sulla proposta di fusione, prima di trasmettere tale comunicazione ai sindaci. Unica controparte politica informata è la Città Metropolitana, nella persona del Vicesindaco Alessandri, che si è guardato bene dal comunicare con i suoi colleghi sindaci dell'Ato 2.

Un'inerzia non neutrale, poiché la lettera di Acea Ato 2 contiene il termine di 30 giorni, dopo il quale varrà il silenzio assenso al progetto di fusione.


L'ing. Piotti ha affermato che il termine dei 30 giorni "dovrebbe" essere sospeso, in virtù di una lettera inviata da Alessandri ad Acea Ato 2 lo scorso 30 dicembre, alla quale però non esiste risposta scritta da parte dell'azienda. Ha anche assicurato la prossima convocazione della conferenza dei sindaci, nella quale discutere anche la questione della fusione, dopo aver pubblicato sul sito della STO tutti i documenti e i materiali utili in merito. Materiali che i sindaci o loro rappresentanti dovrebbero studiarsi in meno di una settimana, senza avere il tempo di un confronto non solo con le proprie comunità, ma probabilmente nemmeno con i consigli comunali.

Ma anche il valore democratico della conferenza dei sindaci è, in questo momento storico, più debole che mai. In tale assemblea è infatti il voto del Comune di Roma a pesare più di tutti gli altri messi insieme, evidenziando un insopportabile squilibrio nel potere decisionale, ancor più evidente oggi, quando il Comune di Roma sarà rappresentato da un sub-commissario, probabilmente Spadoni, che, senza essere stato eletto da nessuno, dovrebbe prendere una decisione che coinvolge tutti i cittadini della provincia di Roma, probabilmente senza conoscere affatto la materia.

Crediamo che questo vada ben oltre la gestione ordinaria commissariale! 

Per tutti questi motivi ci sembra evidente che i sindaci dell'Ato 2 debbano opporsi alla proposta di fusione, e debbano anzi rivendicare il proprio ruolo nelle decisioni in merito alla gestione del servizio idrico, proprio come stabilito dalla legge regionale 5/2014 sulla gestione pubblica dell'acqua nel Lazio. Una legge che la Regione Lazio ha il dovere di rendere attuativa... a meno che non voglia essere mero strumento in mano agli interessi speculativi di Acea SpA.

Roma, 15 gennaio 2016.

Coordinamento Romano Acqua Pubblica

giovedì 14 gennaio 2016

Acea SpA alla conquista dell'acqua del Lazio, con la complicità della Regione e di Roma città Metropolitana


Acea SpA è sempre più determinata ad accaparrarsi l'affare milionario della gestione del servizio idrico in centro-sud Italia, con la complicità silente delle istituzioni, Regione e città metropolitana in primis, che invece dovrebbero rispettare la volontà popolare che ha detto chiarimento no alla gestione privata dell'acqua.

L'ultima mossa dell'azienda di Piazzale Ostiense è arrivata sotto l'albero di Natale: una lettera, datata 23 dicembre contenente l'istanza di fusione tra Acea Ato2 e Acea Ato 5, rispettivamente gestori del servizio idrico delle provincie di Roma e Frosinone.

Rispetto a questo gli oltre 200 Enti Locali interessati non ci risulta siano stati nemmeno informati: è il privato che decide, i consigli comunali e i cittadini non contano!

I 30 giorni di tempo entro i quali deve essere valutata la proposta scadono il 22 gennaio, dopodiché la proposta sarà considerata accettata per "silenzio assenso".

Quindi chi non ha informato i sindaci, cioè la Segreteria Tecnico Operativa dell'Ato 2 e la Città metropolitana di Roma nella persona del Vicesindaco Mauro Alessandri, ha compiuto una scelta chiara: un silenzio tutto a favore di Acea SpA.

Pensiamo invece che siano proprio le comunità locali a dover dire la loro, in linea con la legge regionale 5/2014 sulla ripubblicizzazione del servizio idrico nel Lazio, una legge che va in direzione opposta alle grandi fusioni che piacciono ad Acea S.p.A. Una legge sulla cui applicazione la giunta regionale è gravemente inadempiente, non avendo ancora portato in discussione la proposta sulla ridefinizione degli ambiti di bacino. Anche in questo caso un immobilismo non neutrale, tutto a beneficio di Acea SpA.

Questa proposta di fusione contrasta apertamente con le battaglie che comitati, cittadini e Enti Locali, a partire dal referendum sull'acqua pubblica, hanno intrapreso in questi anni.

La vita e la salute dei cittadini, il destino dei territori, il controllo democratico dei cittadini e delle autonomie locali sono solo un dettaglio da liquidare, come insegnano le leggi della Toscana e della Campania in cui, non ai cittadini, ma agli stessi sindaci è riconosciuto - e solo a qualcuno di loro – un mero diritto di tribuna.

ACEA S.p.A., controlla già i gestori della Toscana e dell'Umbria e oltre alla fusione di ACEA ATO 2 ed ACEA ATO 5, vuole acquistare Acqualatina e punta ad assumere la gestione dell'ATO 1 di Viterbo.

Noi crediamo che sull'acqua le mire finanziarie di una società che ha come unico scopo il profitto non devono passare e chiamando i Sindaci alla rivolta, intendiamo affermare la più dura opposizione dei cittadini a questa proposta.

Roma, 14 Gennaio 2016.

Coordinamento Romano Acqua Pubblica

martedì 27 gennaio 2015

Blitz in Acea contro mafia e distacchi idrici



Oggi decine di attivisti per l'Acqua Pubblica hanno invaso il salone di Acea per denunciare gli appalti neri emersi da una recente inchiesta de L'Espresso.

Mentre le tariffe dell'acqua continuano ad aumentare e il servizio continua a peggiorare, come vengono utilizzati i milioni di euro delle bollette dei cittadini romani?

Sicuramente arricchendo gli azionisti e a quanto pare anche ditte di Mancini e Monaco in odor di mafia.

Intanto l'azienda continua ad effettuare migliaia di distacchi idrici nei confronti dei cittadini che non riescono a pagare le bollette.

Per accendere i riflettori sulla gestione speculativa dell'acqua di Roma e per aiutare i cittadini a difendersi dai distacchi idrici si stanno avviando in tutta Roma gli sportelli anti-distacchi.

Il messaggio al Sindaco Marino è chiaro: diritto all'acqua e rispetto della democrazia.

Va quindi fermato il progetto di definitiva privatizzazione già benedetto dalla giunta Marino e avviata la ripubblicizzazione di Acea.

Il miglior vaccino contro mafia e corruzione è la partecipazione dei cittadini nella gestione dei servizi pubblici.

Rete Diritto alla città

sabato 17 gennaio 2015

Acea: con una mano stacca l'acqua ai romani, con l'altra fa affari con Mafia e 'Ndrangheta?

Dall'inchiesta de l'Espresso di oggi scopriamo che Acea SpA non sembra essere affatto estranea alla bufera giudiziaria che ha investito la Capitale. Appalti milionari sono stati infatti ripetutamente affidati dalla partecipata del Comune di Roma a ditte legate a Mancini e a Monaco, nomi entrambi noti alla Procura di Roma.

Il fatto è reso ancor più grave dalla natura dei servizi che Acea fornisce: servizi essenziali, come l'acqua e, in alcuni territori, la gestione dei rifiuti.

Proprio sull'acqua, vera “miniera d'oro” per Acea e, a quanto si apprende, per le sue ditte appaltanti, emergono una serie di appalti i cui costi sono aumentati in modo esponenziale negli anni, peraltro in alcuni casi senza giungere a conclusione dei lavori. Aumenti dei costi che, ovviamente, vengono scaricati sugli utenti. Anche ACEA ATO2 si è infatti accorta di aver speso più di quanto previsto, e quindi incassato attraverso le nostre bollette. La soluzione? Far pagare questa differenza agli utenti, partendo addirittura dalle somme relative al 2006! Un giochetto che farà entrare nelle casse di Acea circa più di 50 milioni di euro nel solo 2015. Soldi spesi come?

Un evidente danno non solo per le tasche dei cittadini, ma anche per l'ambiente, quando a mancare sono depuratori funzionanti e reti fognarie. Una denuncia che i Comitati per l'acqua fanno da tempo, invocando trasparenza e una presa di posizione netta da parte del Comune di Roma, socio di maggioranza di Acea SpA.

Ma la rinnovata Giunta capitolina dove guarda mentre Acea ogni giorno stacca l'acqua per morosità a migliaia di famiglie, inquina il nostro territorio e dove guarderà ora se Acea arricchisce ditte in odor di mafia? Tanta invece è la fiducia che la Giunta ripone nel CdA di Acea SpA, che intende vendergli anche le sue preziose quote di AceaAto2 SpA, la controllata che gestisce l'acqua a Roma e Provincia.

Proprio mentre emergono chiaramente le conseguenze di una gestione dedita ai profitti privati anziché alla garanzia del diritto all'acqua, la giunta procede invece verso un'ulteriore privatizzazione, in barba alla volontà popolare espressa dai referendum del 2011, e alla proposta di ripubblicizzazione di Acea Ato2, oggetto di una delibera di iniziativa popolare il cui iter è già avviato.

Nessuno stupore e nessuna ipocrisia legalitaria è accettabile allora nei confronti di quei cittadini che, privati dell'acqua per la sete di profitti di Acea, si rivolgono a Super Mario, l'idraulico eroe che si batte contro i distacchi idrici nella capitale.

Il Sindaco Marino pensa di poter continuare a far finta di non vedere tutto questo?

Le cittadine e i cittadini di Roma, insieme a Super Mario, continueranno ad attivarsi affinché il diritto all'acqua sia garantito a tutte e tutti, neanche una goccia sarà regalata a chi si ostina a negarlo.

I romani hanno già scelto per l'acqua pubblica. Indietro non si torna Sindaco Marino.

Roma, 16 Gennaio 2015

Coordinamento Romano Acqua Pubblica

Acqua Bene Comune Valle dell’Aniene

lunedì 12 gennaio 2015

Roma 13/1- mentre i cittadini chiedono di ripubblicizzare, la giunta intende privatizzare.

Diritto all'acqua: martedì 13 l'assemblea capitolina chiamata a decidere da che parte stare

Martedì prossimo l'assemblea capitolina discuterà la proposta di inziativa popolare sulla ripubblicizzazione della gestione dell'acqua a Roma, insieme ad altre 3 delibere su scuola, finanza e patrimonio pubblici.
Una proposta dal basso, nata per attuare la volontà popolare espressa nei referendum di giugno 2011 e ripresa dalla legge regionale n°5: fuori l'acqua dal mercato, fuori i profitti dall'acqua.
Tra i provvedimenti recentemente approvati dalla giunta in tema di bilancio compare però la vendita del 3,54% di ACEA ATO2 S.p.A.. Questo significa che il Comune di Roma non avrebbe più la maggioranza delle azioni del gestore idrico della città: mentre I cittadini chiedono di ripubblicizzare, la giunta intende privatizzare.
La domanda quindi è: l'assemblea capitolina saprà cogliere quest'occasione, schierandosi dalla parte dei cittadini o si mostrerà schiava delle logiche di mercato che governano ACEA?Non si tratta solo (si fa per dire) di ideologia, perchè ACEA in questi ultimi mesi ha saputo dimostrare ai romani cosa significa gestire l'acqua in forma privatistica: migliaia di distacchi a settimana, anche per piccole morosità, senza alcuna salvaguardia per bambini, anziani o disabili. Per questo diversi cittadini hanno scelto di rivolgersi a Super Mario: l'idraulico che riporta l'acqua a chi viene colpito dai distacchi di ACEA.
Ma se questo non basta, ecco arrivare l'accordo con Equitalia per la riscossione delle bollette insolute. Un’ulteriore operazione vessatoria nei confronti degli utenti, accompagnata dai pesantissimi conguagli che molti cittadini si sono visti recapitare a fine 2014. ACEA ATO2 si è infatti accorta di aver incassato meno di quanto previsto, anche perchè i romani hanno imparato a consumare meno acqua. La soluzione? Far pagare questa differenza agli utenti, partendo addirittura dalle somme relative al 2006! Un giochetto che farà entrare nelle casse di Acea circa più di 50 milioni di euro nel solo 2015.
Ma come vengono usati questi soldi? Investiti per migliorare il servizio o le condizioni dei lavoratori? Utilizzati per tutelare le fasce più deboli? O per migliorare la depurazione? Sembrerebbe di no, date le continue lamentele non solo degli utenti, ma anche dei Sindaci della provincia di Roma, che segnalano decine di opere promesse e mai concluse. Quelli che certamente godono di ottima salute sono i profitti degli azionisti, in continuo aumento.
E allora il Comune di Roma ha il dovere di esercitare il suo potere, politico e societario, per garantire il diritto all'acqua e alla salute, oggettivamente messo in discussione dall'attuale gestione.
Per far sì che la voce dei cittadini venga ascoltata, tutte e tutti al Campidoglio martedì 13 Gennaio alle 14.00 per assistere alla discussione della delibera d'iniziativa popolare.
Roma, 12 Gennaio 2015.
Coordinamento Romano Acqua Pubblica
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