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venerdì 27 novembre 2015

Per la Giunta Zingaretti il tempo dell'acqua sta per scadere!



Due iniziative pubbliche, a Roma e Frosinone, sono state l'occasione per i comitati dell'acqua di intercettare l'Assessore Refrigeri e i vertici regionali del Pd, per ricordare loro gli impegni non mantenuti sul riordino del servizio idrico nel Lazio.A settembre infatti, con la messa in sicurezza della Legge 5/2014 sulla gestione pubblica dell'acqua nel Lazio, la Giunta si è data 90 giorni di tempo per formulare una proposta sulla definizione dei nuovi Ambiti di Bacino idrografici, attraverso un tavolo partecipato.

In caso contrario, è pronta da mesi la proposta di legge 238, costruita dalle comunità locali e sostenuta da consiglieri di maggioranza e opposizione.

Cosa aspettano Zingaretti e Refrigeri?

In sospeso l'eterna domanda: Il Pd sta con l'acqua pubblica o con i profitti di Acea SpA? In Campania ha scelto la seconda strada, nel Lazio cosa farà? In entrambe le regioni i comitati e il forum italiano dell'acqua rimangono mobilitati Per questo il coordinamento regionale del Lazio sostiene la manifestazione di sabato 28 a Napoli

Di seguito il Comunicato Stampa: 



Dalla Campania al Lazio, vogliamo una gestione pubblica e partecipativa dell'acqua

Nel nostro paese le nuove leggi regionali  sul servizio idrico integrato stanno diventando il terreno di scontro tra i fautori delle “nuove privatizzazioni” e coloro che si oppongono alla consegna al mercato del bene comune acqua.
Diversi casi risultano emblematici: l'impugnativa da parte del Governo della legge siciliana,  quella della legge laziale (n. 5/2014) e in ultimo il fatto più grave, ovvero l'approvazione della legge De Luca/Bonavitacola sul riordino del servizio idrico integrato in Campania che limita, fino quasi ad annullare, i poteri decisionali dei Comuni accentrandoli in un unico ente, svilisce la partecipazione della cittadinanza e punta diritto alla privatizzazione della gestione dell'acqua, oltre a svendere le sorgenti e mettere sotto attacco l'esperienza di ABC Napoli.
Come Coordinamento Regionale Acqua Pubblica Lazio, in particolare, intendiamo segnalare il nostro sostegno ai comitati campani che hanno convocato una manifestazione per sabato 28 maggio al fine di denunciare con forza quanto la legge approvata sia contraria alla volontà espressa con il voto referendario del 2011, favorisca le lobbies e penalizzi il diritto umano all'acqua.

Nel Lazio, nonostante l'impugnativa sulla Legge 5 sia stata superata, la Giunta regionale continua a ritardarne l'applicazione, ostacolando così la partecipazione delle comunità locali sulla gestione dell'acqua, e aprendo la strada ad ulteriori privatizzazioni.
Anche nel Lazio sono infatti fortissime le spinte alla creazione di un ATO unico regionale con un conseguente gestore unico che appare scontato, ovvero ACEA S.p.A.. Ciò provocherebbe un allontanamento dei luoghi decisionali dai territori, risulterebbe in esatto contrasto con i principi sanciti dalla legge regionale n. 5/2014, promossa e voluta da comitati e enti locali, e si configurerebbe come un primo passo utile verso la grande fusione del centro Italia di cui ACEA stessa sarebbe protagonista e la Campania uno dei territori coinvolti.
Pertanto ci teniamo a ribadire l'urgenza e la necessità di dare attuazione alla legge 5/2014, definendo i nuovi Ambiti di Bacino Idrografico e adottando la nuova convenzione di cooperazione che ne indichi le forme di governo.
C'è un'alternativa possibile e praticabile per riportare l'acqua e la democrazia nelle nostre comunità, contenuta nella proposta di legge 238, ancora sepolta in commissione ambiente.
Annunciamo, a partire dal sostegno alla manifestazione campana, che metteremo in campo una mobilitazione forte e decisa affinché tale alternativa si traduca in atti concreti da parte dell'amministrazione regionale.

Roma, 26 Novembre 2015.

Coordinamento Regionale Acqua Pubblica Lazio

martedì 23 dicembre 2014

Gestione idrica nel Lazio – Nessun ostacolo all'applicazione della legge 5/2014. Serve volontà politica


Ieri il Coordinamento Regionale Acqua Pubblica Lazio ha incontrato l’Assessore regionale Refrigeri, come concordato a margine dell’assemblea di martedì 16 alla Pisana, durante la quale il coordinamento ha presentato una proposta di nuova suddivisione del territorio regionale in ABI (Ambiti di Bacino Idrografico). Sono infatti scaduti i termini per la definizione dei nuovi ABI previsti dalla legge 5/2014 avente ad oggetto “tutela, governo e gestione pubblica delle acque”, proposta dai comitati e da 54 Consigli Comunali e approvata all'unanimità dal Consiglio regionale nel marzo scorso.

Per questo ieri all'Assessore è stato consegnato il testo di legge di costituzione degli Ambiti di Bacino Idrografico con allegata la relazione tecnica e la convenzione di cooperazione tipo, ovvero l’intero pacchetto normativo necessario all’immediato avvio del nuovo modello di governance, oltre ad un breve articolato contenente le modifiche alla legge regionale n. 5 del 4 aprile 2014 atte ad evitare il pronunciamento della Corte Costituzionale in ordine all’impugnativa del consiglio dei ministri.

I testi presentati sono il risultato di un impegno purtroppo unilaterale del coordinamento regionale, dato che i previsti tavoli tecnici concordati con lo stesso Assessore nel mese di settembre non sono mai stati convocati. Un impegno reso necessario anche dalla scadenza, al 31 dicembre 2014, delle attuali Autorità d'ambito, prorogate dal 2012.

L’Assessore, nel ricevere le proposte, si è dichiarato ancora una volta concorde con i loro principi ispiratori, ed ha giustificato la mancata convocazione dei tavoli con la necessità di attendere l’evoluzione della normativa nazionale per comprendere la compatibilità delle scelte da adottare.

Ha anche lamentato come nella Conferenza Stato-Regioni la posizione del Lazio, rappresentata dalla legge n. 5 del 4 aprile 2014, sia rimasta isolata non recuperando, come sperato, il sostegno di altre amministrazioni regionali.

L’assessore ha quindi ribadito l’intenzione della giunta di mantenere ferma la singolarità del Lazio nei limiti di manovra consentiti dalla normativa nazionale.

Per quanto attiene all’impugnativa della legge ha fatto sapere di un’interlocuzione in essere con il ministro Lanzetta con la quale è previsto un incontro tra il 10 e il 15 gennaio 2015.

Il Coordinamento ha rilevato come le modifiche alla legislazione nazionale non siano in contrasto con la proposta presentata ma che, al contrario, il modello dell’ABI può essere la risposta innovativa alle modifiche della normativa nazionale in materia di gestione dei servizi.

Non c'è dunque alcun bisogno di indugiare ancora, la proposta può essere portata in Consiglio già entro il 31 dicembre, per essere poi emendata nel termine di sei mesi attraverso quel percorso partecipato da cittadini e amministrazioni locali che non ha finora preso il via.

Per questo non si comprende la necessità di procedere, come proposto dall'Assessore, attraverso un atto di giunta che, entro il 31/12, relazioni sullo stato del servizio sul territorio, superando in questo modo la scadenza delle attuali ATO.

Il coordinamento si è detto comunque disponibile ad un ulteriore confronto, fissato nel 29 dicembre, su un testo da presentare in Consiglio il 30/12, che dia chiare indicazioni sul percorso avviato dalla legge 5/2014, gettando quindi le basi per l'organizzazione futura della gestione del servizio idrico nel Lazio, a partire da nuovi ambiti territoriali basati su criteri idrogeologici, demografici e strutturali. Unici presupposti in grado di consentire una gestione della risorsa idrica che sia efficiente, efficace ed equa nei confronti dell'ambiente e delle comunità locali.

Ci auguriamo che nel rimandare l'attuazione di tali principi non si celi la volontà di aggirarli, a beneficio di Acea la cui espansione in centro Italia sembra essere vista con favore anche dallo stesso Partito Democratico.
Roma, 23 dicembre 2014


Coordinamento Regionale Acqua Pubblica Lazio

giovedì 12 giugno 2014

Lazio - legge sull'acqua impugnata: il governo sacrifica la democrazia per salvare i grandi interessi privati


Venerdì 6 giugno il Consiglio dei Ministri ha deciso d'impugnare la legge per la gestione pubblica e partecipata del servizio idrico approvata all’unanimità dal Consiglio regionale del Lazio lo scorso 17 marzo. Ma sulla base di quali motivazioni?

La lettura dei 7 punti contestati lascia infatti qualche dubbio sulla consistenza degli stessi, tanto da far pensare ad un'errata interpretazione di alcuni passaggi del testo di legge. Un esempio su tutti la supposta violazione delle regole della concorrenza, al contrario correttamente interpretate nella nostra legge secondo i trattati comunitari che, in materia di affidamenti di servizi di interesse generale, lasciano libertà di scelta tra ricorso al mercato o meno. 

Una libertà che evidentemente il Governo Renzi intende limitare con un'impugnativa dal sapore chiaramente politico.

Da un lato si tenta infatti di colpire al cuore l'autonomia degli enti locali, già strangolati dal patto di stabilità, ai quali il testo di legge in oggetto, proposto non a caso da 40 comuni del Lazio, riconsegna invece il ruolo di governo del proprio territorio.

Dall'altro ci si affanna a difendere i grandi interessi privati: viene infatti contestata la possibilità di revocare una concessione, qualora vi siano "gravi problemi qualitativi e quantitativi", e di farlo senza rimborso per il concessionario. 

Parallelamente si mira ad eliminare dal testo di legge la norma transitoria che sospende, fino all'individuazione dei nuovi ambiti territoriali, la cessione delle reti da parte di quei comuni che non intendono servirsi del gestore individuato dagli attuali Ato, ormai peraltro decaduti.

Il Governo in sostanza sta dicendo: le tasche dei gestori non si toccano, non importa come abbiano svolto il loro compito, e i comuni, o consorzi di comuni, non possono permettersi di rifiutare il loro "abbraccio". 


Sicuramente qualcuno ringrazierà il Governo per questa coraggiosa difesa degli interessi privati: Acea e Suez, solo per fare degli esempi, ma molti altri si preparano invece a difendere gli interessi collettivi, e a far valere i milioni di voti per l'acqua pubblica di cui, proprio in questi giorni, ricorre il terzo anniversario.

Roma, 12 Giugno 2014

martedì 11 marzo 2014

12 marzo - La Regione Lazio alla prova dell'acqua


Domani il consiglio regionale inizia la discussione sulla proposta di legge popolare per l'acqua pubblica. Sceglierà il rispetto della volontà popolare?

Domani, 12 marzo, la Regione Lazio ha un'ottima occasione per rispettare la volontà popolare espressa con i referendum sull'acqua di giugno 2011 e di applicare quei decreti presidenziali che hanno sancito quel risultato con la formula "E' fatto obbligo a chiunque spetti di osservarlo e di farlo osservare".
Potrà farlo approvando la legge di iniziativa popolare n°31, che 40.000 cittadini insieme a 40 amministrazioni comunali della Regione Lazio hanno presentato affinché si vada in direzione di una gestione davvero pubblica e partecipata del servizio idrico.

La discussione in aula consiliare sarà quindi un momento cruciale affinché quel testo venga approvato senza stravolgerne i principi, a partire dalla definizione di servizio idrico come servizio di interesse generale, quindi gestibile al di fuori delle regole di mercato, e dalla definizione degli ambiti territoriali ottimali sulla base dei bacini idrografici, senza dimenticare gli aspetti che tutelano la partecipazione delle comunità locali e che incoraggiano la ripubblicizzazione delle gestioni in essere.

La Regione Lazio avrà anche l'occasione per valorizzare la partecipazione dei cittadini che è stata tema ricorrente della campagna elettorale di Zingaretti: è infatti la prima volta che viene utilizzato lo strumento del referendum propositivo, previsto dallo Statuto Regionale. Nel caso in cui la discussione non porti, entro il prossimo 25 marzo, ad un atto deliberativo determinato in base ai principi del testo di legge n.31, andremo infatti incontro ad un referendum regionale, che darà nuovamente la parola ai cittadini, ma che comporterà anche una spesa collettiva che può essere evitata approvando la legge 31 e applicando la volontà già espressa da 2 milioni e mezzo di cittadini del Lazio in occasione dei referendum del 2011.

Ancora una volta quindi parlando di acqua si parla di democrazia, ma non solo, perchè una legge che contenga i principi di ripubblicizzazione e di gestione di un servizio pubblico fuori dal mercato rappresenterebbe un passo in avanti non solo per l'acqua, ma anche per la difesa degli altri servizi pubblici locali e dello stesso ruolo degli enti locali, oggi più che mai sotto attacco.

Per tutti questi motivi invitiamo tutte le realtà, i cittadini e le cittadine, le istituzioni e gli organi di informazione ad accendere i riflettori su ciò che avverrà nei prossimi giorni nella sede della Pisana e sui protagonisti di questo importante passaggio: i consiglieri regionali, che sono chiamati a discutere la proposta n°31, e le amministrazioni e i comitati, promotori di quel testo.

Coordinamento Regionale Acqua Pubblica Lazio

venerdì 7 marzo 2014

Premio W.Maathai alle donne del Coordinamento Regionale Acqua Pubblica Lazio



Un importante riconoscimento delle nostre lotte, che auspichiamo spinga le istituzioni ad agire concretamente

E' con grande piacere e con qualche dubbio che, come donne in lotta da anni per una gestione pubblica e partecipata dell'acqua, accettiamo questo premio. 

Ovviamente il piacere è di ritrovarsi tra donne in lotta, ricordando insieme una grande attivista come W. Maathai, intrecciando esperienze e percorsi nella consapevolezza di quanto ciò sia oggi ancora più fondamentale, dato l'attacco frontale che le politiche di Austerity e la speculazione privata stanno conducendo contro i nostri territori e contro i nostri diritti fondamentali. 

I dubbi derivano dalla fase conflittuale nella quale ci troviamo attualmente con il Comune di Roma, coinvolto in questa iniziativa attraverso il sostegno della Commissione delle Elette. Da mesi i rapporti con il Comune sono infatti interrotti, nonostante le nostre insistenti richieste di incontro per presentare una serie di proposte che, nel rispetto della volontà popolare espressa dai referendum di giugno 2011, permettessero finalmente di invertire la rotta della gestione dei servizi pubblici della Capitale. Tale tema è ancora più attuale in questi giorni, quando per “salvare Roma” si rischia di venderla pezzo per pezzo. Per questo approfittiamo proprio del coinvolgimento della commissione delle elette in questa iniziativa, affinché nei loro ruoli istituzionali si facciano portatrici di quella che è una battaglia di democrazia e per il diritto all'acqua, per consegnare alle cittadine e ai cittadini di Roma il premio più grande: la ripubblicizzazione del servizio idrico.

Naturalmente la battaglia non riguarda solo Roma: proprio tra pochi giorni scadranno i termini per l'approvazione della proposta di legge regionale n°31, per la gestione pubblica e partecipata dell'acqua nel Lazio. Una legge promossa da 40 comuni del Lazio, ai quali sarebbe opportuno si aggiungesse presto anche il Comune di Roma, e sostenuta da 37.000 firme di cittadine e cittadini. Una legge che, parlando esplicitamente di ripubblicizzazione e di gestione di un servizio pubblico fuori dal mercato, rappresenterebbe un passo in avanti non solo per l'acqua, ma anche per la difesa degli altri servizi pubblici locali. Le istituzioni regionali hanno finora perso buona parte dei 12 mesi di tempo a disposizione per la discussione della proposta n°31, perdendo anche un'occasione per valorizzare quella partecipazione dei cittadini più volte spesa durante la campagna elettorale del Presidente Zingaretti. Per questo auspichiamo che entro il 25 marzo venga approvata la legge 31, senza tentare alcun aggiramento dello Statuto regionale, che impegna il Presidente a convocare un referendum popolare sulla proposta di legge in caso non vengano rispettati i termini della sua discussione. 

Ci auguriamo quindi che questo importante riconoscimento, per il quale ringraziamo sentitamente i promotori (Associazione A Sud, Casa Internazionale delle donne) e la commissione allargata di attiviste che ha deciso l'assegnazione del premio, possa contribuire a smuovere “le acque” sia presso il Comune di Roma che presso la Regione Lazio, andando finalmente verso il recepimento di un'istanza dal basso, espressa attraverso i referendum e ribadita con le proposte avanzate in questi anni dai comitati: prima che di acqua, si tratta di democrazia!

Coordinamento Regionale Acqua Pubblica Lazio